Dalle Foibe slovene riemergono altri morti ammazzati e gettati nell’oblio

Le Foibe slovene svelano un nuovo orrore.

Accade nella regione di Zagabria (non lontana dal confine sloveno), dove sono in fase di recupero i corpi martoriati di 814 persone.


Sarebbero state vittime dei Partigiani, secondo notizie che circolano tra gli studiosi. Tra i resti anche quelli di
 bambini e di suore, affermano numerosi media

Se questa notizia venisse confermata, diverrebbe ancor più profondo e inquietante  l’orrore che emerge dalle profondità della terra, dagli  abissi delle foibe.

A illuminare i resti di 814 vittime sono stati abili speleologi che hanno visto crescere ancor più, mentre le ritrovavano, il numero delle vittime gettate nella foiba di Jazovka, profonda più di 40 metri e situata nella regione di Zagabria (al confine sloveno).


Per gli studiosi non ci sarebbero comunque dubbi: si tratterebbe molto probabilmente delle vittime di Tito e dei suoi uomini.

Tra i resti, oltre a numerose donne e alle suore, molti sono i bambini. A conferma che molte creature innocenti sono quindi morte in luoghi così reconditi.

Nelle foibe è avvenuto un vero e proprio massacro degli innocenti secondo l’Unione degli Istriani che, nel 1999, promosse una sorta di vera e propria catalogazione dei resti umani ritrovati sottoterra.

Sappiamo che quelle spoglie mortali non vennero rimosse da dove furono ritrovate. “Una ricerca condotta nelle viscere delle cavità sotterranee rivelò che le vittime erano state legate con un filo di ferro prima di essere gettate nella fossa”.

La lapide commemorativa accanto alle foibe di Basovizza.

Ciò avvenne “dopo che furono colpite alla nuca. La maggior parte dei teschi rinvenuti presentavano fratture causate da un oggetto contundente”, spiega l’Unione degli Istriani. Nel 1999 però, il numero delle vittime era stato identificato in 476. Si trattò di un passaggio comunque fondamentale.

Già all’epoca, infatti, i responsabili delle ricerche furono in grado di rivelare che le vittime vennero prelevate dai partigiani dall’ospedale Sv. Duh di Zagabria.

LE  NUOVE SCOPERTE.

Le operazioni di recupero delle salme si sono concluse lunedì 20 luglio, ma in italia la notizia ha stentato a circolare.

A rilanciarla sono state le associazioni di esuli, tra le sole realtà che cercano di preservare e divulgare la memoria di una assurda pulizia etnica, figlia della giustizia sommaria che colpì a morte gli italiani.

L’INTERVISTA. “Queste iniziative di recupero sono utili per smontare il mito di un Comunismo sociale rispettoso della libertà del popolo”, ha sottolineato il direttore del Museo storico di Fiume, Marino Micich, accostando le foibe a ciò che avvenne nel “triangolo rosso”.

Misich è figlio di esuli che ha raccontato anche nel recente passato, in più  occasioni, gli orrori del periodo oscuro delle foibe.  

Il maresciallo Tito

LE RIVELAZIONI. “Bisogna insistere a far conoscere queste verità per il rispetto della storia e per la libertà. Per lunghi anni – ha concluso Micich – si è cercato e si continua per molto versi a minimizzare tali efferatezze”.

È un orrore senza fine, quello che emerge dalle foibe.

A ricostruire la storia delle indagini e dei ritrovamenti nella foiba di Jazovka, con i suoi 800 morti e 40 metri di profondità,  è stata l’Unione degli Istriani che ha affidato a un lungo post sulla sua pagina Facebook, la rivelazione della recentissima scoperta.

Si apprende, dunque, che questa indagine era partita nel settembre del 2019 e che però, le prime esumazioni, risalgono al 13 luglio di quest’anno. Come mai così tanto tempo? Si chiederanno in tanti! 

Che si tratti di un interessato silenzio, quindi, per una uccisione di massa?

La zona carsica delle Foibe.

“Le ricerche e la riesumazione delle salme sono state possibili grazie alle richieste delle Associazioni dei veterani di guerra croate”, si legge nel post dell’Unione degli Istriani. Al quale è allegata una immagine con tante ossa umane. 

Foibe: i resti umani ritrovati

A pensare che, infatti, la prima ricerca delle vittime di questo massacro risale al 1989, a fronte delle prime denunce sulla sua esistenza avvenute un quindicennio prima.

Non solo. L’orrore non sembra destinato a finire qui, sul fondo della foiba di Jazovka.

Nei pressi di quella che ha appena restituito 814 vittime, infatti, ve ne sarebbe un’altra, chiamata Jazovka 2.

Dovrebbe contenere – spiega ancora l’Unione degli Istriani – altre centinaia di vittime”. “Il piano ora – chiarisce l’associazione di esuli – è quello di condurre una nuova ricerca in questa cavità”.

Foiba di jazovka

A rilanciarla sono state le associazioni di esuli, tra le sole realtà che cercano di preservare e divulgare la memoria di una assurda pulizia etnica, figlia della giustizia sommaria, che colpì a morte gli italiani.

MP

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