Mazzina

Frastimai: la forza delle male parole in Sardegna

Elementi e situazioni di magia nera

Elementi e situazioni di magia nera e superstizione in Sardegna.

Tindi deppint’arrui is’ogus in su comuru“, che tradotto significa: “che ti cadano gli occhi nel cesso“, o… “lampu ti calidi”, “che ti colpisca il lampo” e così via, a bestemmiare o meglio, a maledire il “nemico”.

Augurando più o meno questo

Frastimare non so frastimare perchè Dio non mi ha dato il talento ma che ti prenda un fuoco lento che non lo spenga tutta l’acqua del mare.  

Esiste in Sardegna l’usanza del frastimare, del maledire augurando – con una frase breve o con più parole dal significato immediato – il “male” ad un potenziale avversario.

 
TRADIZIONE meno nobile di altre, l’arte de FRASTIMAI sopravvive ancora: consiste non solo nel “fulminare con gli occhi” (malocchio o s’ogu pigau), piuttosto con l’uccider con la bocca, colpendo l’avversario con Sa lingua ferenosa, la lingua velenosa.

Croce malocchio Sardegna

La croce spesso nella bocca di chi frastima

I più scettici parlano di banalizzazioni popolari anche se, osservando da vicino “Is frastimusu“, scopriamo una iettatura fatta di parole.

Sono il prodotto di una sapienza antica basata non solo sull’augurare il male, ma dotata della giusta consapevolezza di offrire ali e potenza a verbalizzazioni simili a dure sentenze, alle maledizioni appunto.

AD ESEMPIO: Is manus cancaradas,cancarau siada; Chi tindi calidi una gutta sirena! Ovvero: che ti si blocchino le mani, che ti venga un accidenti! Che ti scenda un blocco!

I mattoni e la casa distrutta sono spesso presenti ne Is Frastimus

I mattoni e la casa distrutta sono spesso presenti ne Is Frastimus

FRASTIMUS scagliati nell’immediatezza del quotidiano, pronunciati con veemenza, in modo lapidario come a voler evocare un intervento divino con l’uso sapiente della parola e del linguaggio, per esorcizzare il bene e per richiamare  IL SOMMO MALE.

Spesso sacralizzandolo e ponendolo idealmente nelle mani di Dio: “chi Deus tindi pighiri” si usava dire, “che Dio ti porti via”.

Nuraghe

Nuraghi e misteri affascinanti nel cuore della Sardegna

Esistono anche FRASTIMUS che richiedono l’intervento della giustizia, magari dinnanzi ad un torto subito: “Stizza t’abruscidi”, “che ti bruci la giustizia“; oppure “Chi ti sigada sa giustizia” (che ti insegua la legge, la giustizia).

Se da un lato non è certo che Is frastumus abbiamo un legame con la magia nera, certe parole ricorrenti nel voler maledire, sono molto simili a vere e proprie formule magiche.

Ti si furriri sa domu crobetura a fundamentu e  ti ’ndi boghinti is parentis in pamentu“, che ti si rivolti la casa dalla copertura alle fondamenta e che ti portino via i parenti senza bara. 

Mazzina

Una mazzina o fattura in Sardegna

Il ruolo che avevano un tempo le megere e le maghe, ad esempio, o i maghi benefici dei paesi sardi era anche quello del frastimadore.

Perché i maghi – che avevano il compito di guarire con le loro formule biascicanti (“Is brebusu“), alternavano alla cura dei mali del corpo e della mente, anche le maledizioni.

Le mettevano in atto recitando parole (e non solo facendo Is MAZZINASA) su commissione dei loro “clienti” dai quali, spesso, non ricevevano compenso in denaro bensì offerte in beni e oggetti.

Cagliari foto storica

Cagliari e i vecchi cagliaritani

C’è chi dice: “Is frastimus de cresia bessinti ed in cresia torranta“. Significa che “le maledizioni tornano sempre al loro mittente“.

AUGURARE IL MALE è pericoloso, spesso offre solo delle effimere soddisfazioni. Anche se le parole possono ferire, possono “uccidere”, di parole buone è forse meglio far largo uso, per comunicare amore, per guarire, consolare. Altro che: “Ancu ti crùxat su dimoniu” o “su buginu“: che ti insegua il diavolo, non trovate?

Marcello Polastri

 

UNU FRASTIMU MANNU 

Frastimai non sciu frastimai,

poita Deus non m’hat donau custu talentu.

Ma chi ti pighiri unu fogu lentu, chi non du sturiri tottu s’acqua de su mari.

Ti si furriri sa domu crobetura a fundamentu, e ti ’ndi boghinti is parentis in pamentu.

Ps. “Su panentu” è la bara, il corredo funebre. 

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