Halloween tra feste, capodanno di Satana, e la magia dei riti sardi per i morti

Fantasmi e serial killer. Bambine vestite alla maniera degli zombie e senso del macabro “a go go“.
Halloween fa tendenza e rappresenta nel profondo un falso storico.
Del resto è innegabile: questa festa è altamente suggestiva. È come una irresistibile attrazione per i più piccini. “Dolcetto-scherzetto”, si svolge a suon di maschere e di buona musica, una festa sempre più trasgressiva.

Ma stacchiamo per un attimo la spina. Proviamo a ragionarci su.

Zucche come da tradizione di Halloween

Zucche come da tradizione di Halloween

Cosa rievoca, in noi, Halloween?
Che c’entra con noi?

Forse è come uno spauracchio: richiama nelle nostre menti le immagini mostruose riposte nelle pieghe del nostro “Io“; chissà, magari disseppellisce i mostri e gli spettri del passato?

Basti pensare che in Sardegna esistevano ed ancora sopravvivono usanze arcaiche di rendere omaggio ai defunti proprio nella notte del 31 ottobre.

A CENA CON I MORTI. In alcuni paesi c’è ancora chi mette un piatto vuoto a tavola nella speranza che un nostro caro estinto o la sua anima possa gradire la nostra compagnia, in occasione della cena.

Anche l’usanza tutta sarda de IS ANIMEDDAS, il 31 ottobre, consisteva nel rendere omaggio ai trapassati. Come è presto detto.

Dolcetti sardi: ossa sei morti.

Dolcetti sardi: ossa sei morti.

Gruppi di bambini andavano a spasso al calar del sole bussando energicamente alle porte dei paesi.

Il loro obiettivo era ottenere “Animeddas“, “Pannixeddas” o “Pascixeddas“. Cioè un tozzo di pane, frutta fresca o secca, meglio ancora dolci squisiti!
E a proposito di dolci, ancora in Sardegna, si usava fare tradizionalmente per Ognissanti e per la commemorazione dei defunti, un dolce particolarissimo a base di mandorle tostate.
Li chiamano “ossu è mottu” (ossa dei morti) per la loro forma che ricorda appunto un osso.
E allora? Che c’entra Halloween con tutto ciò?
Cos’avrà a che fare con la Sardegna e con l’Italia intera?

Una cosa è certa la possiamo anche dire a gran voce: c’entra poco. Halloween è una festa pagana. Le sue origini sono celtiche. E loro, i Celti, che a scuola abbiamo studiato poco, avrebbero riso dinnanzi a tutto il travestimento che, al pari d’un futile pretesto, ha reso Halloween la patria del consumismo d’inverno all’insegna del macabro!

Padre Amorth, esorcista.

Padre Amorth, esorcista.

Sapevate anche i Satanisti
festeggiano il loro capodanno 31 Ottobre?
Eh sì. Cade in questa notte il Capodanno di Satana o del Sabba di avvio del nuovo anno.
Per l’occasione si svolgono molte cerimonie di propiziazione; si ritiene che sia questa la notte in cui ogni richiesta verrà esaudita. Anche la più improbabile.
Per questo motivo tanti esorcisti, padre Gabriele Amorth tra tutti, non vedono di buon occhio Halloween. Ci passano i Satanisti e così anche gli ignari e bravi organizzatori di festicciole innocue.
Penso che la società italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l’uso della ragione, e sia sempre più malata – scrive l’esorcista Amorth sulla sua fan-page di Facebook – Celebrare Halloween è come celebrare il demonio che, se adorato anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona“.

Esagerazione anche questa?
Ragioniamoci su…

Un camposanto: affollati per Ognissanti e deserti gli altri giorni?

Un camposanto: affollati per Ognissanti e deserti gli altri giorni?

Pensiamo alla storia, alle nostre tradizioni, affidiamoci alla nostra capacità di discernere.
Nel frattempo c’è chi festeggia, compra maschere, parrucche, vestiti per travestirsi da Dracula, da Harry Potter, strega o Fata Morgana o da demone e chi più ne ha più ne metta.
Avete visto al supermercato quante maschere e finte zucche c’erano tra gli scafali?
Beh, se erano ancora tante a tarda sera, chissà come sono andati gli affari.
Halloween fa tendenza. È un business pazzesco.
Imperversano le feste nei locali mondani che il 31 ottobre, come ogni anno, conteranno più presenze: di vivi consumatori vestiti da spettri, o di “morti” viventi amanti degli scherzi. Pur sempre all’insegna del consumo.
Poveri diavoli, noi!
In fin dei conti siamo come posseduti dalla voglia di prender parte al rito della massa. Alle sue usanze. All’irresistibile ed inarrestabile movimento. Tanto per valorizzare le nostre origini e tradizioni, quelle vere, c’è ancora tempo. O forse no?

Marcello Polastri

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