Pozzo sacro

I nuragici e il tribunale dell’acqua

Sacerdoti-magistrati o meglio giudici dediti alla magia.

Tutti riuniti all’ombra del tribunale dell’acqua, nei pozzi sacri, con i piedi nudi a mollo, forse, oppure a debita distanza.

Pur sempre in attesa che il liquido vitale dei pozzi sacri potesse “dire la sua“, potesse scatenare la sentenza e i suoi effetti istantanei: l’immediata condanna. 

 

Pozzo sacro

Il pozzo sacro di Santa Cristina a Paulilatino

TREMILA ANNI FA la #Sardegna era anche questo: senso del giusto, voglia di giustizia, magia e realtà che si specchiavano in fondo al pozzo: da quello di Sardara a Santa Cristina di Paulilatino, Santa Vittoria di Serri, Rebeccu ed altri ancora.

Avete mai sentito dire: “S’abba tenet memoria”, “L’acqua ha memoria?”. 

Un detto ancor oggi ricorrente in molte località della Sardegna, isola di antichissime origini circondata dall’acqua, ricca di sorgenti, fiumi e lagune ma anche e soprattutto di pozzi sacri. Monumenti, questi, realizzati dalla MISTERIOSA civiltà nuragica anche per praticare i riti ordalici. 

Gli autori antichi ci dicono che in Sardegna, se l’indiziato non riusciva a sopportare il terribile effetto dell’acqua sul viso, diventava cieco per aver spergiurato. Se invece superava l’effetto del bagnato sugli occhi, ci vedeva più chiaro, dunque non aveva giurato il falso, era innocente. Andava ricompensato con una migliore vista.

L’ordalia (pronunciato: ordàlia) era il “giudizio di Dio“. E allora, Dio, è anche e soprattutto l’acqua? 

DI SICURO l’acqua è la fonta di vita per eccellenza. E le ordalie sono esistite per davvero laddove la religiosità dei Sardi si è caratterizzata, in particolare, per il culto delle acque:  rappresentavano per certi versi una “benedizione” della natura, core scrive il ricercatore Giorgio Valdes

Rebeccu

Su Lumarzu, la fonte nuragica a due passi dal paese di Rebeccu in zona Bonorva.

Per Raffaele Petazzoni, tra i più attivi storici italiani delle religioni, “certi luoghi della Sardegna pullulano fonti d’acque calde e miracolose per i loro effetti terapeutici“. 

Pozzo sacro

Rituali nel pozzo sacro di Santa Cristina a Paulilatino

Il culto delle acque era argomento caro all’archeologo Giovanni Lilliu che nel libro “Sardegna Nuragica” (2006), scrisse:

“Templi e fonti sono testimonianze significative di religione cui è sottesa la penuria di acque. Architetture che evocano insieme l’arte di cui fu capace la civiltà nuragica per raccogliere e conservare, come in uno scrigno, l’elemento liquido prezioso per i campi, il bestiame, l’uomo stesso. E la siccità (“sa siccagna” la chiamano oggi i Sardi): male antico come la peste, la carestia e la fame”.

MISTERI. Non sappiamo però quali esseri  supremi le popolazioni nuragiche evocavano per contrastare questo “ciclo diabolico”.

Pozzo sacro

Pozzo sacro

SI RACCONTA che evocassero lo spirito “infernale” sotterraneo, il “mana” del sottosuolo, una forza che albergava però solo i  pozzi e le fonti. 

Condurre una persona nel pozzo dei giudizi significava dunque svelarne la colpevolezza o l’innocenza. Per giudicare era necessario immergere in acqua “l’iniziato”, l’acqua che racchiudeva le informazioni necessarie per “far venire a galla la verità”, per mettere a nudo opere buone e malefatte, il tutto grazie  al sovra-sensibile legato ad un misterioso fenomeno naturale. 

“S’abba tenet memoria”, “L’acqua ha memoria”. I nostri antenati ne erano sicuri. 

Marcello Polastri

 

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