Il Castello San Michele come non lo avete mai visto: tra sanguinarie, conti e demoni

Lo chiamavano BONVEI che significa “buona vista” o del “buon vicino“. Ci riferiamo al Castello di San Michele che veglia sulla città di Cagliari dalla cima del suo colle più prossimo  alla pianura del Campidano. E dove la parità di genere riguarderebbe anche i fantasmi.

Pochi, però, possono immaginare quanto sia profonda la storia di questo forte che, osservato dalla strada di Giorgino o dalla zona del Fangario, sprigiona un fascino ancor più intrinseco.

Il forte di San Michele

Il forte di San Michele

Tre torri a pianta rettangolare ed un cortile, chiusi oggi da una tettoia di lamiera e da spessi vetri, formano il Castillo di San Miguel, riconvertito dal Comune di Cagliari in centro culturale; pur sempre una fortezza che nel 1325 l’imperatore di Spagna Alfonso, regalò in feudo a Berengario Carroz. 

Il nuovo feudatario, sul cui conto si tramandano tante cose, smantellò una preesistente chiesa con l’annesso convento che al pari di altri edifici cristiani, era ricco di sepolture.

Fatto ciò, Carroz fortificò maggiormente l’edificio che assunse finalmente le sembianze di una vera e propria fortezza dalle mura robuste, ulteriormente protette da un fossato.

Evento di Sardegna Sotterranea al Castello

Evento di Sardegna Sotterranea al Castello

Sarà perché demolire i cimiteri porta male, ma la gente che dimorò in questo fortilizio non ebbe vita facile. Anzi…

Come tutti i vetusti manieri, anche il Castello di San Michele ospita il suo bel fantasma. Che di andar via non ne vuole proprio sapere.

Si tratterebbe dello spettro de SU CONTI. Ovvero: del “conte“. Losco figuro, un’ombra lunga, nera e con le sembianze d’uno spilungone, che nelle sere di luna piena si getterebbe giù dalla torre più elevata del Castello, quella antistante il cimitero di San Michele.

Un gesto che richiamerebbe il suicidio di un conte appunto innamorato, forse ripudiato da una donzella della quale si era invaghito.

Ricordo ancora il giorno in cui un ragazzino, mentre esploravamo in gruppo la cisterna sotterranea del Castello (era il 1994), ci venne incontro. Piangeva, asserendo di aver visto un uomo che si lanciava dalla parte più alta della fortezza.

Ne era talmente certo, e andava dicendo di aver visto quella scena “reale” che se la fece per davvero addosso.

Ricostruzione storicaLA SANGUINARIA. C’è anche lei, tra gli spettri del Castello. Il fantasma di Donna Violante Carroz detta la “Sanguinaria” perché fece impiccare ad una altana il suo prete-confessore. Una vicenda che ci riporta nella Sardegna del 1500.

C’è  chi dice che lo spettro dispettoso di Violante vagherebbe tra le mura della fortezza isolata, a volte attraversandole, con levità, proprio come se niente fosse.

Violante, che più volte avrebbe fatto la sua comparsa nelle stanze del castello, non è stata comunque fortunata in vita.

Castello_San_Michele_tenebra_marcello_polastriEbbe un’esistenza travagliata, segnata dalla morte del suo innamorato ed anche dei suoi figli.

Una mamma addolorata, una sposa affranta e che si sentì tradita. Ma anche una potentissima contessa (di Cagliari e così di Quirra) che ad un certo punto della sua esistenza, non ebbe più niente da perdere.

Si racconta che il suo spetto farebbe anche qualche apparizione nei locali del Convento di San Francesco di Stampace, da decenni inglobati tra locali commerciali, ristoranti e appartamenti privati.

Perché fu nel convento dei fraticelli Stampacini e sull’esempio di San Francesco D’Assisi che si spogliò dei suoi averi decidendo di farsi seppellire accanto all’ingresso del Convento, ma al di fuori, affranta dai mali che aveva causato.

Ed anche in quel caso, strana sorte, la tomba di Violante sarebbe stata distrutta e per questo il suo spettro sarebbe ancor più infestante, è fastidioso. Anche se io so… la sua sepoltura è ancora situata in quel che resta del Convento Francescano.

Ma è la storia di un altro essere fantastico, una specie di demone immondo, che ci riporta nel Castello di San Michele al tempo dell’Inquisizione.

I manoscritti su un procedimento a carico di Pietro Demontis, cappellano della Confraternita delle Anime del Purgatorio della parrocchia di San Giacomo di Cagliari, raccontano delle ricerche infelici di un tesoro.

Il sito Contusu approfondisce la vicenda e comunque, l’accusa mossa dall’inquisitore che torchiò il prete è la seguente: costui, agli inizi del 1700, esattamente nel 1718, cercò un tesoro nascosto sotto al castello avvalendosi delle rivelazioni di un demone.

O forse si trattava dell’anima irrequieta di uno dei morti di peste dato che, nel 1652, questo castello divenne un lazzaretto per malati terminali.

La cosa ancor più pazzesca è che l’essere diabolico sarebbe stato evocato usando una bottiglia d’acqua posata su dei paramenti sacri e recitando formule magiche. Evocando spiriti e cose del genere ovviamente invise all’inquisizione, vietatissime!

Demontis disse di aver: “Chiamato a voce bassa lo spirito che stava nel tesoro…
Sopra il tavolo un ramo di ulivo verde tagliato all’aurora e, in antecedenza, posto sull’altare durante la messa assieme alle suddette pergamene unte con olio santo. Così facendo,  la luce della candela dalla bottiglia mostrava gli spiriti…
“.

A tratti Demontis diceva, a voce bassa, avvicinandosi alla bottiglia: “Ralay, indemoniato, sali qui!“.

Beh… Sapete com’è andata a finire?

Che anche in questo caso qualcuno ci ha rimesso le penne. Come da copione. Che a scherzare con i morti non conviene ma dei vivi, come diceva mia nonna, bisogna aver maggior paura.

Marcello Polastri

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