Quando prostituti e ierodule battevano sulla Sella: Cagliari da scoprire

Prostituirsi? Il mestiere più antico del mondo, direbbero in tanti.

Per logica anche fare il “reclutatore”.

Prostituti e ierodule a Cagliari

Prostituzione sacra in Sardegna: una storia lunga più di 2 millenni…

 

Eppure, al di là dei luoghi comuni, forse non sapremo mai da quanto tempo le donnacce (ed anche i magnaccia), esercitino il mestiere “più vecchio del mondo”.

Astarte, la dea della prostituzione sacra.

In tal senso desterà stupore, più per gli aspetti culturali che per quelli goliardici, la tolleranza di un certo tipo di PROSTITUZIONE che venne chiamata “SACRA”.

Dalle ricerche che stiamo facendo, emerge come un filo rosso che, circa 2500 anni fa, univa la Sardegna alla Sicilia.

Perché a Cagliari come ad Erice, appunto in Sicilia, PROSTITUTE e PROSTITUTI SACRI si davano un gran da fare.

IERODULE o Ieroduli, così venivano apostrofate/i le donne o gli uomini esperti nell’arte dell’amore, esercitavano tra le spesse mura di un tempio.

Un tempio in loro funzione venne eretto proprio a Cagliari su una collina detta Monte Falcone e che, per effetto della cristianizzazione, venne ribattezzata con il nome di “Colle Sant’Elia”.

Sella del Diavolo

La Sella del Diavolo.

Lassù, nelle terrazze calcaree di Cagliari, dietro ad un suggestivo spuntone di roccia detto la Sella del Diavolo, si faceva “sesso sacro”.

I DANARI tintinnanti venivano destinati, quale tributo, alle casse del tempio.

Pompei: donna danza nuda…

Immaginate per un attimo i marinai che dopo lunghi giorni di navigazione, entrando nel Golfo degli Angeli, vedevano lassù, in cima alla collina, il tempio dell’amore.

Poetto

Il mare trasparente del Poetto, a Cagliari.

Un edificio (si ipotizza di candido calcare), dedicato ad ASTARTE.

Lo attesta anche la scoperta di una iscrizione che tradotta, afferma: “ad Astarte Ericina un altare di bronzo“.

Cagliari vista dai cieli

Secondo gli studiosi era lei la dea cagliaritana dell’amore tra il III e IV secolo a.C., la medesima ASTARTE alla quale, in Sicilia, sul monte Erice appunto, venne costruito un tempio (preesistente quello cagliaritano).

Questa divinità era conosciuta come IERODULA, cioè prostituta.

La sua fama era nota in tutto l’Oriente con il passaparola.

Del resto internet non esisteva…

A lei erano dedicate orge a base di prostitute per lo svolgimento dei rituali sessuali sacri.

UN CULTO che ha unito la Sicilia alla Sardegna, ma anche il resto d’Italia (Roma, Tusculum, Puteoli, Herculaneum), spostandosi a Cartagine, e toccando intorno al I e II secolo d.C., addirittura la Germania.

PROVE sull’esistenza del culto delladea del sesso sacro sono stati rinvenuti ad Heideneim, in un antico accampamento fortificato della ala II Flavia Millaria.

IL SESSO usato come rituale nelle religioni antiche, era infatti molto diffuso.

Basti pensare che portò alla formazione della figura della prostituta sacra e dunque della conseguente pratica della prostituzione sacra o religiosa.

Avete letto bene: uomini e donne che, occasionalmente oppure stabilmente, risiedevano nel tempio.

Gente che si metteva a disposizione, offrendo servigi in onore della divinità e dei suoi fedeli.

A Cagliari, sulla Sella, gli escursionisti ammirano il tramonto. Foto: Giorgio Abis.

Originaria delle zone orientali, questa “pratica dell’amore”, pur sempre a pagamento, si diffuse a macchia d’olio tra molte culture e civiltà antiche.

Lo attestano le fonti scritte ed anche quelle archeologiche in una vasta fetta di territori compresa tra l’India e l’area mediterranea.

Scultura con coppia che esegue la prostituzione sacra della Maithuna, nel XIII secolo. Orissa, dinastia del Ganga Orientale.

SUMERI, Armeni, Babilonesi, Ciprioti, Fenici, Lidi, Egizi, Greci ed Etruschi avevano rituali a base di prostitute sacre.

E la loro condizione sociale, ieri come oggi, poteva essere di schiave. Oppure di donne libere.

M.P.

CURIOSITA’. 

Il noto gesuita Antonio Bresciani, nel 1850, dice in maniera esplicita che in Sardegna perduravano i segni dell’antica prostituzione sacra. Parla di prostitute “maghe”.

Di un’usanza ancora in auge nella Sardegna della metà dell’Ottocento: «Ove ammali qualche persona assai gravemente, e sienlesi applicati indarno i più efficaci rimedi dell’arte, uno della famiglia esce tacitamente di casa, e va secreto, che altri nol vegga, verso la casa d’una qualche femmina che nella Terra abbia voce e nota d’impudica: ed ivi presso il limitare dell’uscio di costei raccoglie di terra alcune petruzze che la mala donna dee per certo aver tocco e calcato co’ suoi piedi;

se le serra in mano, come se perle e gemme preziose fossero, e dato volta ritorna all’infermo, e le dette petruzze gli pone sul petto, avendo per indubitato che il tocco de’ pie’ di quella femmina scostumata abbia loro inserto cotanta virtù da guarir del suo male».

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