Quando gli Israeliti abitavano in Sardegna

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Lucerna ebraica con simbolo Menorah

Lucerne di chiara matrice ebraica del settimo secolo dopo Cristo furono scoperte a Cagliari e con esse, nel corso degli scavi archeologici nella Chiesa di Sant’Agostino (Largo Carlo Felice), riemerse il ricordo della comunità ebraica che dimorava nella città più grande della Sardegna.
Fu un archeologo a riconoscere, su questi oggetti, alcuni simboli che ci riportano molto indietro nel tempo, riconducono alla presenza forse continua e duratura degli Ebrei nell’isola. La loro è una storia affascinante.

IL CASO CAGLIARI. Sembrerebbe che a Cagliari le comunità ebraiche sostarono stabilmente fin dal periodo della dominazione romana per poi andare incontro all’espulsione del 1492, sancita dall’editto dei re cattolici di Spagna. Quell’anno, dal Castello di Cagliari che accoglieva una grande e importante comunità e così da tutta la Sardegna, scomparvero parecchi Giudei. Anzi, in realtà non proprio tutti.

RINNEGARONO DIO? Molti Ebrei rimasero infatti in Sardegna nonostante la loro cacciata. Alcuni si convertirono. Altri nascosero il proprio credo o, appunto abiurando, ritrattarono pubblicamente la propria religione.
Cecilia Tasca, dell’Università di Cagliari, studia da anni il fenomeno della cacciata degli Ebrei ed i loro usi e costumi.

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L’area bastionata di Cagliari abitata dagli Ebrei

Gli israeliti sardi non erano, però, una grande colonia come del resto ci hanno fatto credere storie e leggende. Erano, e va ribadito, una comunità che abitava una grande porzione del Castello di Cagliari, a ridosso della grande Fossa di San Gugliemo, nei pressi delle odierne vie Santa Croce, Stretta, Dei Genovesi, la via dell’Elefante (detta Orifani) e dintorni.

Giunsero in Sardegna a più ondate, gli Ebrei, e dalla Sardegna andarono via migrando “da” e “per” l’isola, considerata una terra accogliente, ricca di attrattive che, se sapute sfruttare,  facevano economia: terreni fertili, minerali, un mare pescoso, ad esempio.

Gli Ebrei, come abbiamo anticipato, si stabilirono in varie zone dell’isola e lasciarono specialmente a Cagliari e ad Alghero importanti tracce della loro presenza. Si racconta che formarono gruppi dediti alla preghiera, e che tramandarono usi e costumi, integrandosi nella società.

IL CASO ALGHERO. Nel XIV e XV secolo, proprio ad Alghero godettero di ampie libertà grazie della potente famiglia dei Carcassona, e contribuirono a far crescere il centro abitato.

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Torre dell’Elefante a Cagliari

Nel porto rimane l’imponente Torre degli ebrei, costruita dagli Ebrei locali su finanziamenti giunti da Cagliari che attestano, dunque, una fitta rete di scambi e di relazioni tra i due principali centri ebraici della Sardegna.

LA SINAGOGA e il cimitero ebraico di Alghero risalgono rispettivamente al 1381 e al 1383 ma furono ampliati nel secolo successivo. Ricchezza e prestigio accompagnarono per secoli gli ebrei algheresi: divennero immuni a innumerevoli disposizioni antiebraiche. Ma, queste, a nulla valsero di fronte al decreto generale di espulsione del 1492. Solo i potenti Carcassona, che rimasero ad Alghero, preferirono la conversione all’esilio.

Ma cosa facevano gli Ebrei in Sardegna?

Principalmente commerciavano e facevano affari. Lo attestano preziosi documenti conservati nell’Archivio di Stato della città, ma anche il nome dato a parecchie vie e ad interi quartieri nei quali risedevano. La via degli argentari, dei biscottai, il “vicos judeorum” o dei giudei ad esempio.

Gli Israeliti Sardi erano quindi commercianti, artigiani, uomini d’affari, ma anche banchieri e notai.

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Alghero, la Torre detta Degli Ebrei.

Si distinsero mostrandosi pacifici e laboriosi. Alcuni nacquro in terra sarda e si fecero uomini e donne che vollero edificare sinagoghe, accanto a case di pietra con tetti di legno.

Abitavano perlopiù in belle case, e stavano bene nell’isola, perchè avevano esercizi commerciali molto frequentati, laboratori orafi e d’argento. Erano persone che trafficavano anche oggetti sacri, preziosissimi. La leggenda vuole che divennero ricchi, attirandosi qualche… antipatia.
Tante maldicenze accompagnarono la loro storia, alcune – ad onor del vero – senza fondamento.

Il canonico Giovanni Spano, grande studioso e forse il padre della linguistica sarda, studiò a lungo il fenomeno della presenza delle comunità ebraiche in Sardegna ma, a distanza di anni dalla promulgazione delle leggi razziali, è stato Doro Levi, grande archeologo ebreo costretto all’esilio negli Stati Uniti, che si è distinto nel far conoscere, degli Ebrei Sardi, usi e costumi.

Marcello Polastri

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