Rebeccu: in Sardegna il paese disabitato della principessa Donoria

Rebeccu, che tradotto dal sardo indicherebbe “Re-vecchio” (per altri “cervo”), impazzì per una maledizione legata all’acqua. Così racconta la sua più antica leggenda.

Il suo nome è comunque lo stesso attribuiti a questo paese divenuto poco più che una modesta frazione, a pochi chilometri da Bonorva, in provincia di Sassari, nel nord Sardegna.

Panorama da Rebeccu

Panorama da Rebeccu

Si racconta che questa manciata di casette dal tetto spiovente, sperdute a mezza costa in un borgo di montagna, non dovrebbe superare le 30 abitazioni.

A MALEDIRE le case, infatti, usate da contadini, cacciatori e taglialegna per trascorrervi la notte, sarebbe stata una donna malvagia: la principessa Donoria. Era figlia del Re Beccu, “il Re vecchio” appunto (re “Becciu”?).

Quando DONORIA venne cacciata dalla sua cittadina perché – narra la leggenda – dapprima rinnegò il suo fidanzato e poi si rivelò come strega malvagia, finì legata ad un mulo e poi dalla sua casa, alla quale il volgo appiccò il fuoco sotto agli occhi atterriti del suo caro babbo.

Fu così, che mentre Donoria, ormai affranta, andò via, sbeffeggiata dagli abitanti del posto, esclamò:

Rebeccu, Rebecchei da is trinta domos non movei” (“Rebeccu, Rebecchesi, dalle trenta case non vi muovete”).

Fu una vera premonizione!

O, secondo i più, un vero e proprio sortilegio…

Il paese di Rebeccu.

Il paese di Rebeccu.

POCHE ANIME. A parlare sono comunque i numeri. Dai 400 abitanti che Rebeccu ebbe in epoca giudicale, lo spopolamento vide l’abbandono  dapprima di 100, poi 200 e infine, di quasi tutte le anime che vi albergavano.

A pensare che il posto era stato frequentato nella lontana preistoria dai nuragici. Ed infatti, alla base del paese,  troviamo in mezzo alla vegetazione lussureggiande, una bellissima fonte d’acqua. Quella detta “Su LuMartu”.

Rebeccu

Su Lumarzu, la fonte nuragica a due passi dal paese di Rebeccu in zona Bonorva.

LA SORGENTE era già conosciuta e apprezzata dai nuragici che vi praticavano i loro riti legati al liquido vitale: probabilmente le antiche ordalie.

Tutto ciò, però, nulla ha potuto dinnanzi all’inarrestabile decadenza del paese.

Per via delle frequenti epidemie, secondo i documenti d’archivio, l’abbandono esplose in tutta la sua furia nel lontano 1400. E, i più superstiziosi, sono soliti dire che proprio l’ottima acqua che scorreva nelle vene sotterranee del paese, sarebbe stata oggetto dell’incantesimo di Donoria.

La menta piperita vi abbonda.

La menta piperita vi abbonda.

L’ACQUA avrebbe subito infatti  l’influenza malefica del Re Beccu, il quale, giovane e bello com’era, impazzì e in preda al dolore per l’allontanamento della sua figliola, divenne brutto come d’incanto, e appunto “vecchio”.

A furia di aspettare anche il ritorno della ragazza, condannata a vagare,  si  ritiro’  per  andare  a  vivere  in  solitudine.  Una sorta  di  eremita.

ERA USANZA fare strane cose a Rebeccu. Certe abitazioni, ad esempio, sarebbero divenute come la tomba di qualche abitante. Infatti, ancora nel primo Novecento, era usanza in questo centro abitato, fare la veglia al defunto ed anche far spirare in casa il morituro, una volta vecchio e senza più voglia di vivere.

IL CIMITERO del paese appare come una piccola, minuta cittadina di morti che lentamente viene ricoperta dalla vegetazione spontanea. Ed è qui che la terra e l’aria profumano di menta.

Si racconta inoltre che, in tanti, assaliti dalla malinconia nel vivere in quel luogo isolato,  a Rebeccu, come in una rupe attorniata da un mare di verde, decisero di andar via.

Del resto, da queste parti, l’abbandono delle abitazioni e lo spopolamento della frazione è una certezza. Tant’è vero che oggi non vi è un solo abitante.

Le strade di Rebeccu

Le strade di Rebeccu

Qualche anno fa, come rileva il portale internet Sardegna Abbandonata, secondo l’ultima rilevazione ISTAT, ad abitarvi era una sola persona, circondata dall’affetto di moltissimi gatti. Oggi, però, sono andati via anche loro. Ci troviamo dinnanzi ad un paese fantasma?

RIBECCU, come venne chiamato da Vittorio Angius nella prima metà del 1800, è poco più di un pugno di case ma soprattutto, a mancare, sono i suoi abitanti. Le sue… anime vive.

Chi vi possiede una casa, o una piccola proprietà, preferisce raggiungerla per qualche ricorrenza: le feste natalizie, ad esempio; quelle pasquali e più raramente d’estate. Sono oramai queste le poche occasioni per far visita al paese che appare come una graziosa borgata medievale.

Un luogo incantato, e incantevole, che offre scorci mozzafiato sull’immensa pianura di Santa Lucia.

Camminare nei suoi viottoli regala un clima di pace. Significa anche osservare una ventina di dimore deserte, tra mura e recinzioni divelte, tettoie gravate dall’incuria del tempo e dell’uomo.

Panorama da Rebeccu

Certo, ci sono anche loro, le casette ristrutturate con gusto a due passi da un ristorante: unica presenza umana, in molti giorni dell’anno, il suo cuoco e la sua consorte.

E poi, nella piazzetta posta in cima al paese perfettamente illuminato la sera, troviamo una bella chiesa dove Gesù cerca di tenere a bada gli spiriti maligni. Quelli che aleggerebbero in occasione delle vecchie e funeste ricorrenze…

Il corso d’acqua di Bonorva nella vallata di Mariani

Di fronte all’ingresso della chiesa, numerose vasche traboccanti di una limpidissima e ottima acqua.

Già, l’acqua. Il paese ne è pieno: a tarda sera udiamo il suo fluire dalla roccia e la sua discesa verso la sconfinata valle, fin giù nella, pianura di Santa Lucia.

E’ proprio vero: a Rebeccu il tempo, come per magia, si è fermato. Ma ad andar via, e di fretta, sono state tante, forse troppe persone. Magari chissà, un domani ritorneranno.

Marcello Polastri

Curiosità: alla base del paese si trova una bellissima fonte d’acqua. Si tratta della sorgente de Su Lumarzu, già nota ai nuragici che facevano le ordalie. C’è chi è convinto che si trovasse qui il castello nel quale Brancaleone Doria sposò Eleonora d’Arborea. Ma questa è un’altra storia.

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