Successo per il tour delle prigioni

DSC_0533Esistono storie di carcerati, di torture inflitte ai servi di pena, vicende di detenuti e di sofferenza. E per fortuna, anche di riscatto.

Alcune di queste storie sono state riassunte, domenica 30 novembre, durante il tour inedito “Cagliari tra storie e detenzioni” ideato da Sardegna Sotterranea. Durante l’evento sono state raccontate nei dettagli, in una mattinata piovosa e che aveva il suo fascino, le vicende delle carceri cagliaritane.

E’ stato il quartiere Castello a ospitare storie e leggende dell’epopea carceraria nella città del sole, in una chiave inedita: 3 ore di sana cultura, illustrando strada facendo la Chiesa di San Lorenzo e Pancrazio, ma soprattutto l’omonima torre di San Pancrazio e quella dell’Elefante, usate come luoghi di prigionia ed anche di tortura per molti cittadini che avevano commesso reati.

Si sono dati appuntamento di fronte al carcere di Buoncammino i partecipanti di questa iniziativa. Nel luogo in cui, dal 1854, vide la luce “Su presoni de Casteddu”, il carcere cittadino.  Un edificio complesso che si sviluppa con i suoi 15.000 mq e che rappresenta la più grande struttura edilizia della città: celle, cortili chiusi da spesse e robuste mura, un tempo sorvegliate da uomini armati e a loro volta sormontate da reti di filo spinato.

DSC_0627Marcello Polastri e Gianfranco Pirodda hanno illustrato come, “in una seduta del 1854, il Municipio deliberò di costruire un carcere succursale in appoggio al Bagno penale di Cagliari e alle Torri medievali del quartiere Castello usate, come altri luoghi, per rinchiudere i detenuti delle Regie Carceri“.

Quando Buocammino entrò in funzione, si svuotarono di balordi e assassini, di ladri e imbroglioni, altri luoghi di detenzione della città: le Torri medievali (la Torre Franca e la Passerina), la vecchia Armeria del Bastione della Concezione, gli edifici della Sitziata (o Seziate) in piazza Indipendenza; le vicine prigioni di Porta Altamira, il carcere di Santa Barbara e il Bastione del Vicerè Dussay.

Non solo: la vicina Torre di San Pancrazio (visibile nelle foto di Alessandro Congia), e l’omonimo Ospedale con i sotterranei, ma anche la prigione per i minori di piazza Arsenale. Lontano dalla città, verso il Poetto, esisteva il Bagno penale di San Bartolomeo e la vicina Casetta del Corpo di Guardia. Storie di uomini e donne, con i detenuti, finirono tutte a Buocammino.

DSC_0510Paradossalmente si sentì presto – ha detto Marcello Polastri- la necessità di tornare al passato e di sfruttare ancora una volta le vecchie strutture carcerarie della città, causa il sovraffollamento del carcere che, al pari di altri, continuò a essere un tristissimo e a quanto pare invivibile luogo di detenzione. Per molti, divenne inoltre epicentro di immoralità e di cattivi incontri e anziché migliorare la propria condizione di vi ta, scontando la pena, molti detenuti preferivano – a loro dire – frequentare nuovamente l’ambiente carcerario e ritornare in gabbia“.

Nella gallery, le immagini dell’evento realizzate da Alessandro Congia.

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