Valanghe e muri storici crollano a Calamosca: da Cagliari l’SOS ambiente

Mauri di cinta, vetusti ma abbandonati perché soli soletti e in caduta libera, con i loro grandi massi che ruzzolano giù dalla montagna.

Accade a Cagliari, sul ciglio del colle di Sant’Ignazio che rasenta viale Calamosca, dove il forte vento e soprattutto la pioggia che cade incessantemente in queste ore, sta sciogliendo, dilavando il terreno in più zone.

Muro_crollo_calamosca_Polastri

Uno dei dieci crolli in viale Calamosca

Ed è così che possiamo assistere, purtroppo  inermi, a quel che resta, sul ciglio stradale, del grande lavoro dei cavapietre fatto anche dai Servi di pena dediti alla realizzazione delle recinzioni di pietra per delimitare e proteggere i confini di una vecchia zona militare, estesa almeno 30 ettari.

Il muro viabile in questo reportage è caduto, cedimento su cedimento, in più punti e peraltro non è il solo a mostrare oggi i segni di un serissimo affaticamento: anche il vicino muro di pietra calcarea adiacente la storica Caserma Ederle, ad esempio, che dal ciglio della strada risale la montagna, nei pressi del Faro, è franato in diversi punti.

Sembrerebbe che gli ennesimi crolli, quelli più recenti, si siano verificati ieri notte e questo pomeriggio.

Muro crollato a calamosca 3

Altra porzione di muro in fase di crollo in viale Calamosca

IL PARERE. Secondo gli speleologi che questa sera si sono recati in zona per ispezionare un terreno allagato, sempre per causa della pioggia, i tratti di muraglia che hanno ceduto sono una decina.

Ci troviamo dinnanzi a un fenomeno preoccupante,  in assenza di interventi di consolidamento effettivi e necessari prima che, un’altra porzione di storia della nostra città, cada nel dimenticatoio.

IL RACCONTO. “Solo per miracolo – racconta Valentina che è solita far jogging in zona – il crollo di quei massi non mi ha travolto mentre percorrevo il marciapiede del lungo viale di Calamosca che da piazza San Bartolomeo porta al mare“.

Da questa sera, infatti, il marciapiede che dalla Chiesa di San Bartolomeo avvia alla Caserma Ederle e nella piazza antistante la spiaggia di Calamosca, è invaso in più punti da grandi massi e fanghiglia.

È come se, a intermittenza, quel grande muraglione si stesse sciogliendo velocemente.

image

Le pietre che a lungo hanno composto i muri  (alcune pesano quintali), hanno invaso le cunette, ed altre ancora la strada.

Ne deriva un duplice problema: per lo scorrimento delle acque piovane, per il passaggio “sicuro” dei pedoni e per il transito delle auto.

All’origine dei crolli, a parte l’acqua piovana che dilava il terreno e che ha creato grandi pozzanghere, ci sono anche alcune cavità sotterranee. Minute grotticelle naturali createsi con l’azione del vento e della pioggia nella roccia che ha sorretto per più di 150 anni, quei manufatti: cause perlopiù naturali e di dissesto idrogeologico che hanno dunque minato la stabilità del muro.

Crollo muro calamosca 4 polastri

Ennesimo crollo nella salita che conduce al Faro di Sant’Elia.

Come se non bastasse, infine, una grotticella naturale visibile sotto il muro, si addentra nel sottosuolo: è una specie di riparo “sotto-roccia” che  mostra segni di lesioni strutturali da non trascurare.

Già, perché che piacciano o meno, questi muri, hanno un loro perché ed una loro storia. Ma anche una specifica tecnica costruttiva per “tirarli su” su nel tempo e nella storia. Oltreché sul terreno della città di Cagliari.

LA STORIA infatti ci insegna che per poter realizzare questi muri, furono raccattate in zona diverse centinaia di migliaia di pietre grandi quanto una testa o un busto umano.

Furono addirittura aperte delle vere e proprie cave sulla collina, con sudore e muscoli, che costarono fatica e forse anche sangue, sicuramente dolori e gioie nel terminare un lavoro così tanto faticoso.

Quella dei cavapietre che spaccarono massi, infatti, è una storia sconosciuta ai più, al pari di quelle pietre che oggi giacciono a terra quasi del tutto anonime, furono dapprima trascinate con l’uso  di carretti trainati da muli, poi con dei carrelli di legno duro e ruote su un lunghissimo binario, infine con le mani nude.

Un impasto di fango e paglia come collante tra le pietre, ed un rivestimento di calce grossolana per rifinire la superficie esterna di queste opere murarie di confine. Per dividere appunto i confini delle cave di pietra con quelli dei terreni occupati dai militari.

Calamosca e il suo mare in una immagine di Alessandro Congia

Poco fa, gli speleologi urbani che hanno concluso un sopralluogo nella zona dei crolli, in collaborazione con il Comitato Sportivo Nazionale Europeo, nel constatare l’allarmante situazione, hanno avvisato la Protezione Civile alla quale invieranno una relazione.

Sarà il caso di transennare l’area per non far correre ulteriori rischi a quanti sono soliti passare sotto il grande muro?

E’ questo il dubbio posto dalle associazioni ambientali, da Sardegna Sotterranea ad Ambiente Sardegna per passare anche con il CSEN, il Centro Sportivo Nazionale Europeo. Ma il mio sogno è quello di poter vedere e sapere queste opere recuperate, i muretti rimessi in sesto, perché parte integrante dell’ambiente cittadino ed una caratteristica, anche storico-visiva della città di Cagliari. Al pari di un muretto a secco, tipico del territorio sardo, da salvare e da salvaguardare, da tramandare già nel nostro presente,  alle future generazioni.

Marcello Polastri

Le immagini seguenti documentano in esclusiva le varie porzioni del muro e delle frane.

 

Pubblicato su SardegnaSotterranea.org  il 24 marzo 2015 ore 18.20.

Commenti