I nuraghi sardi e il caso Sant’Elia tra silenzi e verità

I nuraghi che non ci sono (più) e  quelli che nessuno ha difeso.
di Marcello Polastri

A Cagliari basta poco: un titolo, una foto, una suggestione. Ed ecco che anche a Sant’Elia, sotto la Torre del Prezzemolo, spuntano “nuovi nuraghi”.

Ma quei nuraghi non esistono. Non sono torri dotate di accesso, non sono  neppure strutture “cupolate”. Ma pietre rimaneggiate, materiali di cava, riusi militari.

E allora la domanda è semplice: perché parlarne oggi?

La torre militare della base logistica della Marina a Sant’Elia edificata dai militari in una fotografia di Marcello Polastri

Perché studiosi come Momo Zucca e Giovanni Ugas tirano fuori ora è solo ora queste “rivelazioni”?

D’altronde parlano di un nuraghe a due passi (due) dal mare frequentatissimo soprattutto d’estate. 

Dove erano i difensori della storia mentre si scavava, si costruiva, e spesso si cancellava tutto?

Quando Giovanni Lilliu e Enrico Atzeni— in anni decisivi — avrebbero potuto forse fermare lo scempio, nessuno si accorse di questi “nuraghi”?

Il dubbio è amaro ma forse ci aiuta a capire: un’archeologia che trattiene, che non condivide, che custodisce dati come fossero proprietà privata, a chi può giovare?

Silenzi lunghi anni, poi improvvise “scoperte”. Sempre al momento giusto. Sempre pronte per il titolo. 

E se la ricerca è pagata con soldi pubblici, se la storia non è un bene personale, perché non divulgarla.

Pietre cemento nuraghe Sant’Elia

Le pietre e la malta cementizia del sito nuragico (?). Ph M. Polastri

E c’è un fatto che oggi si finge di dimenticare: già nel 1905 Antonio Taramelli, parlava di una presenza nuragica a Cagliari come “probabile”, non certa.

A Cagliari esisteva un villaggio preistorico, forse anche con la presenza di un gruppo di nuraghi” scrisse. Forse, già. Nulla di più. Da allora è passato più di un secolo. Tante trasformazioni. 

Oggi, invece, i “forse” diventano certezze meramente mediatiche.

La verità è più semplice: di nuragico a Sant’Elia non resta nulla. E quel poco che potrebbe essere esistito non stava a valle, ma decisamente più in alto, in posizione dominante, panoramica e di sicurezza ideale, coerente con la logica insediativa.

Per questo il paragone della torre-garitta militare di Sant’Elia con il Nuraghe Diana è fuori luogo: lì parliamo di una struttura vera, consistente, con più torri, spazi cavi, antemurale, e soprattutto tutelata (anche se tardi, nonostante gli archeologi ci bazzicano da decenni).

Qui, al massimo, possiamo osservare  ruderi (ammesso che lo siano). inglobati e trasformati di brutto!

Il vero nuraghe di Cagliari? Stava altrove. Molto lontano da qui.Ma fu smontato, dai militari che usarono le sue possenti pietre.

presunto nuraghe zona torre Prezzemolo. Perché gli antichi non usarono quello spuntone nel quale nacque la torre del Prezzemolo nel 1600? 

E poi c’è il caso-chiuso di Monte Urpinu: altro che gigante, altro che Barumini. Una struttura modesta, forse mono torre.

Anche lì, più narrazione che realtà.
Dato che in cima a Monte Urpinu sopravvive solo un frammento murario che la stessa Soprintendenza definisce non nuragico e, sempre lì, il Comune di Cagliari ha avviato pur dopo la “scoperta” sensazionalistica, un cantiere per realizzare una postazione di avvistamento dell’avifauna. 

Se proprio un punto strategico vogliamo, guardiamo alla Torre dei Segnali di Calamosca: lì sotto qualcosa poteva esserci davvero. In asse con il Nuraghe Diana e i complessi retrostanti.

Il resto è rumore. Ma a volte piace farlo, spegnerlo, riaccenderlo… d’altronde che male c’è.

Di sicuro la Sardegna non ha bisogno di scoperte forzate, ma di verità. Anche quando è scomoda. Anche quando arriva tardi.

Perché la storia non si inventa.
Si difende quando esiste.
Non quando conviene raccontarla.

Marcello Polastri

Uno degli screenshot che gira tra le chat di chi crede e chi non crede alla scoperta dei nuraghi a Cagliari

Leggi la news su: L’Unione Sarda, Cagliari Pad, e social

Commenti