Villa Mulas ancora abbandonata a Tuvixeddu e nessuno se la compra

A Cagliari il tempo non scorre mai invano: sedimenta storie, scava memorie, lascia cicatrici. E su una di queste, nel cuore roccioso e sacro di Tuvixeddu, giace sospesa in un silenzio surreale, Villa Mulas.

Dodici mesi esatti dalla sua messa in vendita. Dodici mesi senza svolte, senza offerte decisive. Senza un destino certo. Intanto la villa osserva la città dall’alto o forse è la città che finge di non vederla.

Costruita nell’Ottocento, quando il colle era ancora territorio di lavoro e fatica, proprietà della famiglia Mulas che dominava le cave, la Villa oggi è un relitto romantico e fragile. Un prezzo c’è: almeno 795 mila euro. Ma non basta il denaro. Serve coraggio, visione, forse anche una certa dose di incoscienza.

La storica Villa Mulas a Tuvixeddu.

Perché Villa Mulas non è una casa come le altre. È un bene vincolato, intrappolato nelle maglie fitte di norme, autorizzazioni, pareri.

Peraltro, che la comprerà, dovrà trattare con la Soprintendenza, confrontarsi con il Comune, districarsi tra regole che non ammettono scorciatoie. E poi c’è pure lei: l’ombra lunga di un accordo di programma ormai logoro, ma mai del tutto svanito, che ne aveva immaginato un futuro come punto di ristoro per il parco. Ancor prima come chiesa del rione sottostante. Ma è un’idea rimasta tale.

Lo dimostra, poco distante, quell’edificio mai nato davvero: il museo del colle, nella parte sommità le del parco comunale, oggi solo un guscio imbrattato, simbolo tangibile di promesse dissolte. Un monito, forse. 

Villa Mulas e il suo imbarazzante stato di degrado .

Eppure, tra le crepe del fallimento, resta come se fosse una pianta di capperi tra le rocce, uno spiraglio. Villa Mulas potrebbe rinascere.

Gia, ma come?

Un bar, un ristorante, un luogo di sosta e bellezza affacciato su uno dei paesaggi più potenti della città: sotto, la necropoli punica; davanti, l’apertura verso la luce della laguna di Santa Gilla; intorno, il respiro antico della pietra e del vento. Dei morti di Tuvixeddu. 

Più complesso immaginare altro. Un boutique hotel? Suggestivo, ma difficile.
Dato che gli spazi sono limitati, i vincoli stringenti. Anche solo pensare a una piscina diventa un esercizio quasi proibitivo.
Qui ogni intervento è negoziazione, ogni idea deve piegarsi alla tutela.

E così Villa Mulas resta lì, in bilico tra ciò che è stata e ciò che potrebbe essere. Il tetto ormai cede, quasi del tutto collassato. Gli interni sono rifugio di uccelli e presenze marginali. La bellezza arretra. 

In questa immagine di Alessandro Congia, armadi e cucine arse dal rogo divampato qualche anno fa.

La domanda, allora, non è solo chi la comprerà. Ma se Cagliari è ancora capace di immaginare un futuro per i suoi luoghi più fragili. Se saprà trasformare un vincolo in opportunità, una rovina in visione.

Se Villa Mulas è destinata a diventare l’ennesimo simbolo di attese infinite. Sospesa nel 202,  tra burocrazia e abbandono, mentre il tempo – quello sì – continua a fare il suo mestiere.

Marcello Polastri 

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