Esistevano ancora nel 1985, forse nel punto più bello e suggestivo del mare di Cagliari, davanti alla spiaggia del Poetto, una ventina di villette.
Piccole, perlopiù bianche, appoggiate all’acqua come un pensiero leggero. La brezza era la loro continua carezza.
Sembravano nate insieme tra la sabbia, un affioramento roccioso, e il vento, e per molti furono stagioni di spensieratezza, amori improvvisi, storie dal sapore di sale che il mare custodiva senza tradirle.
Parte delle 18 villette demolite a Marina Piccola a Cagliari.
Case modeste, alcune con loggiati sul mare, altre con balconi e terrazze spalancate sull’incantevole Golfo degli Angeli. Alle loro spalle, la Sella del Diavolo unita alla vicina colina usata come base dai militari.
Da quelle “finestre sul mare”, sorte a partire dal primissimo dopoguerra, lo sguardo scivolava lontano, verso l’orizzonte su Quartu, e Capitana, o si perdeva nell’azzurro, mentre il cuore imparava un ritmo nuovo, quello delle maree.
Al mattino il verso dei gabbiani richiamava alla vita, di notte il respiro delle onde cullava il sonno e le luci della città sembravano stelle cadute nell’acqua.
Di tanto in tanto i pescatori rientravano con un bel carico di pescato, che il sabato notte diventava grigliata collettiva, amicizia condivisa, chiacchiere lunghe con i piedi nell’acqua e gli occhi al cielo.
Sopra, le case di Marina Piccola a Cagliari, nel 1985. Poco prima della loro demolizione culminata nel 1986.
Erano case semplici, eppure vive.
I muri trattenevano risate e silenzi, le terrazze avevano visto nascere innamoramenti, le porte avevano conosciuto l’attesa.
Marina Piccola non era soltanto un luogo: era uno stato d’animo, una parentesi di felicità fragile e luminosa. Poco prima del 1960, ebbe inizio la costruzione del Porticciolo turistico di “Marina Piccola”, il cui nome gli fu assegnato dai componenti della Lega Navale. Nacquero allora nuove villette, ma come le precedenti, la maggior parte di quelle case era abusiva, o poco distante dall’esserlo… fuori dalle norme e dentro la vita.
La poesia ed il “fai da te”, si sa, raramente rientrano nei regolamenti.
Fu così che la Capitaneria di Porto ne decretò la demolizione.
Accadde a Cagliari come altrove in Sardegna, a Masua, a Nebida, fin davanti al Pan di Zucchero, dove il mare parve guardare incredulo a quella ferita inferta alla costa delle miniere.
Nel 1985 arrivarono le ruspe. Nel 1986 delle case, neppure l’ombra.
Caddero i muri, ma soprattutto i ricordi, anche per Marina Piccola. La molla scatenante?
In prima linea, fu l’inquinamento del mare, non tanto per i rifiuti, quanto per gli scarichi di liquami che finivano in acqua. Una necessità, forse. Una fine, certamente. Come per i casotti del Poetto, cancellati dalla vista, ma non dalla memoria.
Perché il mare non dimentica. Continua a infrangersi nello stesso punto, come se cercasse ancora quelle case, quelle voci, quelle vite.
Tra le pietre di Marina Piccola c’è chi riconosce ancora le tracce di quella città estiva, poche macerie delle sue diciotto case scomparse, sorelle delle costruzioni fai-da-te del Poetto. Demolite da un unico destino.
E questa è un’altra storia. Un’altra storia, già, che racconteremo presto.
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Pubblicato il 13.12.2023












