Tra gli scheletri giganti esplode in Sardegna la fantarcheologia ufficiale?

Il gigante di Barru e il mistero delle ossa: tra testimonianze, archeologia e silenzi.

Editoriale di Marcello Polastri

«Secondo alcuni testimoni è di notevoli dimensioni».

È bastata questa frase, riportata dal quotidiano regionale  L’Unione Sarda, perché dal cuore della Sardegna esplodesse una notizia destinata a conquistare l’attenzione del pubblico: uno scheletro dalle dimensioni eccezionali sarebbe stato rinvenuto all’interno del nuraghe Barru, al confine tra Guasila e Guamaggiore.

Un “gigante” dentro un nuraghe.

Titolo perfetto per accendere la fantasia.

E infatti la notizia ha fatto rapidamente il giro della rete.

scheletro-gigante

Le testimonianze che riaprono il mistero

La questione non nasce oggi.

Nel corso degli anni ho raccolto personalmente oltre un centinaio di testimonianze riguardanti presunti ritrovamenti di ossa umane di dimensioni eccezionali in Sardegna.

Testimonianze che, proprio perché testimonianze, non possono essere trasformate automaticamente in prove scientifiche.

Foto_Scheletro_Gigante_unione_Sarda_Luglio_2015

Scavi nel nuraghe Barru: da L’Unione Sarda. Si notano le ossa umane.

Ma nemmeno possono essere liquidate con una risata.

Ricordo, per esempio, il caso raccontato nel 2012 dal sindaco di Suelli, che riferì di aver osservato personalmente scheletri di notevole statura durante lavori archeologici presso una tomba di giganti a Pranu Siara.

scheletro-gigante

E poi quello, ancora più sorprendente, raccontato dal sindaco di Las Plassas Paolo Melis, che affermò di aver visto nelle campagne del proprio territorio uno scheletro umano che, a suo giudizio, avrebbe superato i due metri e mezzo, arrivando quasi ai tre metri.

Sono racconti.

E come tali vanno trattati.

Il problema è che, molto spesso, alle testimonianze non seguono reperti pubblicamente verificabili.

È questo il vero nodo.

Non la leggenda del gigante.
Non il folklore.
Non la fantasia.

Articolo_unione_gigante

La documentazione.

Un femore non fa automaticamente un gigante

Un lettore, dopo la pubblicazione di un nostro precedente articolo, ci ha fatto notare un particolare interessante: se il femore fotografato misurasse realmente circa 60 centimetri, attraverso le formule antropometriche utilizzate per stimare la statura si potrebbe ipotizzare un individuo alto intorno ai 190 centimetri, con variazioni legate al metodo e al sesso biologico.

Quasi due metri sono certamente una statura elevata.

Ma non sono tre metri.

E questo dimostra quanto sia importante evitare conclusioni affrettate.

Perché tra “uomo molto alto” e “gigante” esiste un abisso scientifico.

Ed è proprio quell’abisso che dovrebbe essere colmato dalle analisi.

Tomba giganti Cuaddu de Nixias a Lunamatrona

Tomba giganti Cuaddu de Nixias a Lunamatrona

Il silenzio degli archeologi

Comprendo perfettamente la prudenza degli archeologi.

Un reperto deve essere studiato.
Deve essere datato.
Deve essere contestualizzato.
Deve essere confrontato con altri dati.

È il metodo scientifico.

Ma la prudenza diventa difficile da comprendere quando, contemporaneamente, la notizia viene resa pubblica in forma sensazionalistica e associata alla parola “gigante”, mentre al pubblico non vengono fornite informazioni sufficienti per comprendere davvero la scoperta.

Se la scoperta è straordinaria, perché non raccontarla con altrettanta straordinaria chiarezza?

Qual è la misura dello scheletro?

Qual è la datazione?

Qual è il contesto stratigrafico?

Ci sono altri reperti associati?

Qual è il risultato dell’analisi antropologica?

E soprattutto: siamo davanti a un individuo eccezionalmente alto oppure davanti a qualcosa di realmente fuori dall’ordinario?

Sono domande legittime.

Siddi. La spettacolare Tomba di Giganti Dom’é S’Orcu, la casa dell’orco.

Siddi. La spettacolare Tomba di Giganti Dom’é S’Orcu, la casa dell’orco.

Anzi, sono domande che dovrebbe porsi chiunque abbia a cuore l’archeologia.

Il precedente delle “Tombe dei Giganti”

C’è poi un’altra curiosità che merita attenzione.

In Sardegna chiamiamo da secoli “Tombe dei Giganti” alcune monumentali sepolture collettive della civiltà nuragica.

Il nome non dimostra l’esistenza di uomini giganteschi.

La spiegazione archeologica prevalente è diversa e riconduce quella denominazione alla tradizione popolare e alle caratteristiche monumentali delle tombe.

Ma proprio perché il tema dei “giganti” continua ad alimentare immaginario, folklore e ricerca, sarebbe opportuno affrontarlo senza tabù.

Non per dimostrare a priori che i giganti siano esistiti.

E nemmeno per dimostrare il contrario.

Per capire.

La tomba dei giganti Is Concias

La vera domanda non è: “esistevano i giganti?”

Ma  è molto più semplice:

che cosa è stato realmente trovato a Barru?

Perché se si tratta di un uomo alto circa 1,90-2 metri, siamo davanti a un individuo certamente notevole, ma compatibile con la variabilità biologica umana.

Se invece le analisi dovessero dimostrare una statura molto superiore, allora avremmo davanti un caso antropologico eccezionale che meriterebbe uno studio approfondito.

In entrambi i casi, la verità sarebbe interessante.

E non avrebbe bisogno di essere gonfiata.

Uno dei siti che visiteremo.

Tra mistero e metodo.

È facile costruire un mito.

Molto più difficile è costruire una prova.

La Sardegna, con i suoi nuraghi, le tombe, le grotte e gli insediamenti sepolti, non ha bisogno di inventare misteri: ne possiede già abbastanza.

Per questo considero preziose le testimonianze raccolte nel corso degli anni, ma considero ancora più preziosi i reperti verificabili, le fotografie complete, i rilievi, le analisi e le pubblicazioni scientifiche.

Non credo alle teorie del complotto che immaginano accademie impegnate sistematicamente a nascondere giganti.

Ma non credo neppure che ogni testimonianza popolare debba essere derisa perché non proviene da un laboratorio.

Tra il credere a tutto e il non credere a niente esiste una terza strada.

Andare a vedere. Misurare. Documentare. Confrontare.

È questa la strada dell’esploratore.

Ed è questa, soprattutto, la strada della conoscenza.

Il gigante di Barru, dunque, per ora rimane un punto interrogativo.

Aspettiamo le analisi.

Aspettiamo le misure.

Aspettiamo la documentazione.

E soprattutto aspettiamo che la Sardegna possa conoscere, senza clamori e senza silenzi, la verità su quelle ossa.

Perché sotto la nostra terra, nelle grotte, nei nuraghi e nelle antiche sepolture, non dormono soltanto leggende.

Dormono uomini.

E a quegli uomini, dopo millenni, dobbiamo almeno la dignità della verità.

Marcello Polastri

Gesico, la tomba di giganti.

Ps.

Il tempo dei giganti

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