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Batteria Prunas, la fortezza dimenticata che custodisce la memoria di Cagliari

Batteria Prunas, la fortezza dimenticata che custodisce la memoria di Cagliari

di Marcello Polastri

Affacciata sul mare cristallino di Cala Mosca, tra il promontorio di Capo Sant’Elia e le suggestive falesie di Cala Fighera, esiste una delle testimonianze più importanti e meno conosciute della storia militare e civile di Cagliari: la leggendaria Batteria Corrado Prunas che si prefissò il compiti di fungere da “scudo” di Cagliari al tempo della seconda guerra mondiale.

Chi percorre viale Calamosca verso il Poetto difficilmente immagina che, oltre l’omonimo albergo e nelle vicinanze dell’antico Stabulario, si nasconda un complesso militare di straordinario valore storico, costruito per proteggere il capoluogo sardo dalle minacce provenienti dal mare e dal cielo.

La Batteria Prunas nacque ufficialmente nel 1930, quando il Demanio della Difesa acquisì i terreni di un’area di circa sedici ettari appartenuti alla Casa Penale di Cagliari, dove i detenuti erano impegnati come “servi di pena”, nei lavori forzati.

Il sito scelto non fu casuale: il modesto ma strategico promontorio di Murr’e Porcu, il “muso di maiale” nella tradizione popolare cagliaritana, rappresentava uno dei punti di osservazione più privilegiati dell’intero Golfo degli Angeli. Ma anche nascosti alla vista delle navi nemiche, in quanto incastonata tra cale e scogliere a strapiombo.

Una immagine satellitare della Batteria Prunas

Fu la Regia Marina, nella prima metà degli anni Trenta, a trasformare quel bastione naturale in una moderna installazione difensiva destinata a diventare la prima struttura del Golfo degli angeli progettata per una duplice funzione: difendere la città e il suo porto dagli attacchi navali e dalle incursioni aeree. 

La Batteria venne successivamente assegnata, nel gennaio del 1939, alla IV Legione Milmart, la Milizia Artiglieria Marittima, entrando così nel cuore del sistema difensivo della Sardegna meridionale. Ebbero così inizio ulteriori lavori per creare altre opere: trincee, sottopassaggi, un pozzo dotato di montacarichi, riservette, bastioni di pietra e cemento.

L’armamento principale – come riportato dagli studiosi di Sardegna Fortificata – era imponente per l’epoca:

  • quattro cannoni da 152/50 modello Ansaldo 1918 in “cupola corazzata”, dunque installati in postazioni fisse e protette da scudi corazzati,
  • affiancati da un pezzo da 120/40 destinato al tiro illuminante notturno.
  • A completare il dispositivo difensivo erano presenti mitragliere Oerlikon da 20 millimetri,
  • Breda da 8 millimetri
  • e Colt da 6,5 millimetri,
  • con migliaia di colpi pronti all’impiego.

Le munizioni erano custodite in 24 riservette ricavate direttamente nella roccia e in un grande deposito sotterraneo, collegato da una fitta rete di cunicoli e gallerie scavate nella roccia calcarea di Capo Sant’Elia. Un vero e proprio mondo sotterraneo che ancora oggi conserva il fascino e il mistero delle grandi opere militari del Novecento.

La Batteria disponeva inoltre di sofisticate apparecchiature di puntamento e osservazione, tra cui:

Il presidio era affidato a 5 ufficiali, 16 sottufficiali e 82 militari, mentre il servizio fotoelettrico dipendeva direttamente dal personale della Regia Marina.

Durante la Seconda guerra mondiale i grandi cannoni della Prunas non ebbero però occasione di entrare in azione contro unità navali nemiche.

È tuttavia probabile che nel 1943 le mitragliere abbiano partecipato alla difesa antiaerea durante le devastanti incursioni dei caccia bombardieri statunitensi che colpirono duramente Cagliari. Indubbiamente, dalla Prunas, ci fu chi vide arrivare quelle mostruose formazioni aeree che scaricarono il loro mortale carico di bombe, sul capoluogo isolano, radendo al suolo centinaia di edifici.

© Sardegna Sotterranea

Cagliari, 1943. Militari nella Batteria Prunas. © Sardegna Sotterranea

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 la batteria venne progressivamente disarmata e il 2 giugno 1944 passò sotto il controllo del Regio Esercito. Oggi l’area appartiene ancora al Demanio militare e ricade sotto la giurisdizione della Marina Militare, accanto agli alloggi del personale della Marina presenti nella zona di Calamosca.

Nel corso degli anni alcuni studiosi e associazioni specializzate hanno avuto l’opportunità di visitare e documentare gli ambienti sotterranei della Prunas grazie a specifiche autorizzazioni, così come di recente realizzato da Sardegna Sotterranea.

Le immagini raccolte raccontano una realtà affascinante ma anche dolorosa: gallerie segnate dal tempo, crolli strutturali, infiltrazioni e un progressivo stato di abbandono che minaccia seriamente la conservazione del complesso.

© Sardegna Sotterranea

Uno dei bunker di guerra della Batteria Prunas in un deplorevole stato di degrado e abbandono. © Sardegna Sotterranea

Negli ex alloggi militari hanno trovato spazio giacigli improvvisati, rifiuti e segni evidenti di occupazioni abusive. Un patrimonio identitario della città rischia di scomparire lentamente sotto il peso dell’incuria e del degrado.

Eppure la Batteria Prunas non rappresenta soltanto una testimonianza militare. Essa racconta il rapporto tra Cagliari e il suo mare, la paura della guerra, la strategia difensiva del Golfo degli Angeli e la vita quotidiana di centinaia di uomini che in quel luogo prestarono servizio durante uno dei periodi più difficili della storia europea.

La Prunas faceva parte di un articolato sistema difensivo che comprendeva anche la Batteria Faldi di Quartu Sant’Elena e la Batteria Boggio di Pula. In caso di attacco, le tre postazioni avrebbero potuto incrociare il fuoco dei propri cannoni, trasformando il Golfo degli Angeli in una vera fortezza marittima.

Cagliari, Calamosca in uno splendido scatto di Stefano Garau

Oggi bunker, casematte, riservette, gallerie e strutture in pietra e cemento rappresentano una straordinaria occasione di recupero culturale e turistico. In molte città europee complessi analoghi sono stati trasformati in musei, percorsi storici e centri di divulgazione capaci di restituire valore alla memoria collettiva.

Anche Cagliari merita di salvare uno dei suoi luoghi simbolo.

Cannone della Milmart 152/50 del 1918, della ditta Ansaldo .

Dire no al degrado della Batteria Prunas significa difendere la memoria storica della città, preservare un patrimonio unico e consegnarlo alle future generazioni come spazio culturale, educativo e identitario.

La Batteria Corrado Prunas – come da obiettivo di una specifica petizione online – può ancora tornare a vivere.

Perché un popolo che dimentica i propri luoghi dimentica inevitabilmente anche una parte della propria storia. E Cagliari non può permettersi di perdere la memoria custodita tra le rocce di Murr’e Porcu e il mare infinito di Cala Mosca.

Marcello Polastri

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