IL PLASMA CHE SALVAVA VITE SOTTO LE BOMBE

 IL PLASMA CHE SALVAVA VITE SOTTO LE BOMBE

Durante la Seconda Guerra Mondiale il plasma sanguigno divenne una vera risorsa salvavita.
Gli americani ne inviarono grandi quantità non solo al fronte, ma anche nelle zone italiane colpite dai bombardamenti — come Napoli e Cagliari — per soccorrere militari e civili.

Questo raro campione l’ho appena immortalato nei rifugi più integri di Cagliari Sotterranea. È una flebo salvavita, inutilizzata. 

Plasma salvavita in una immagine di Marcello Polastri

Il plasma salvatita del 1943 in una immagine di Marcello Polastri. ©️ Sardegna Sotterranea 2025

Ma c’era un dettaglio straordinario: e i gruppi sanguigni?

Il plasma non funzionava esattamente come il sangue intero. Durante la guerra vennero prodotti grandi quantitativi di plasma liofilizzato in pool, ottenuto combinando plasma di diversi gruppi.

Questo permetteva di ridurre e neutralizzare gli anticorpi anti-A e anti-B, rendendo il prodotto utilizzabile in emergenza anche senza conoscere immediatamente il gruppo sanguigno del ferito. 

Non solo.

  • Si conservava e trasportava molto più facilmente del sangue intero
  • Non necessitava della stessa complessa gestione refrigerata del sangue intero.
  • Una volta ricostituito con acqua sterile, era pronto per l’utilizzo.
  • Era prezioso contro lo shock emorragico, quando ferite, ustioni e bombardamenti provocavano una drammatica perdita di liquidi.

Nei rifugi, dunque, il fresco del sottosuolo era prezioso per la conservazione, ma mai il contatto diretto con fonti di calore o con il sole.

Cagliari dilaniata dalle bombe del 1943. Piazza Yenne e Corso Vittorio Emanuele II, in primo piano.

In guerra anche la medicina diventava una corsa contro il tempo. E quel plasma poteva significare una cosa semplicissima e immensa: una possibilità in più di sopravvivere.

Come accadde, in moltissimi casi.

Marcello Polastri

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