Intervenite nelle cavità “alterate” dal nubifragio.

Il GCC ha mantiene la parola data spedendo una dettagliata relazione speleologico-urbana, stilata dal nostro comitato scientifico in seguito al violento nubifragio che il 22 Ott’. 08 ha colpito Cagliari e il circondario. La relazione, indirizzata al Presidente della Regione, al Presidente della Provincia di Cagliari e al Sindaco del capoluogo isolano, contiene immagini poco rassicuranti e dati sulle cavità “compromesse” o “alterate” dall’acqua piovana. Una pioggia eccezionale che il 22 ottobre, ha trasportato nelle cavità sotterranee tonnellate di fango e grandi massi, ora celati sottoterra. Tra le aree indagate rientrano i colli di Sant’Avendrace (Tuvixeddu e Tuvumannu), piazza d’Armi, viale Merello e altre zone che già in passato mostrarono segni di cedimenti, come ad esempio voragini e smottamenti (…segue).

 

Cagliari. E’ stata inviata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna, al Presidente della Provincia di Cagliari e al Sindaco del capoluogo regionale la RELAZIONE “sullo stato della cavità di Cagliari sotterranea”, nella quale un gruppo di esperti del sottosuolo illustra lo stato in cui versano parecchi ipogei urbani, custoditi sotto le strade, le piazze e i colli urbani. A puntare il dito sul violento nubifragio che ad ottobre 2008 ha devastato parecchie aree urbane e del circondario cagliaritano, sono gli speleologi del GCC che hanno scoperto sottoterra cumuli di macerie e rifiuti, trasportati dall’acqua che si è infilata nei pertugi sotterranei, sui colli urbani come sotto le piazze e gli edifici cittadini. Il GCC parla di anomalie e cioè di tracce di crolli, dell’innalzamento dei bacini idrici sotterranei, di cumuli di macerie miste a fando e rifiuti che, dopo la pioggia eccezionale, sono finiti lontani da occhi indiscreti, sottoterra dunque, dove sono stati notati. Le prime esplorazioni – avviate dopo il nubifragio di ottobre – hanno localizzato un quadro tutt’altro che rassicurante sullo stato delle cavità cittadine.

La relazione spedita in questi giorni dal GCC, composta da decine di pagine, è un documento stilato con amorevole cura e passione dai nostri esperti che in questi anni si sono dedicati all’esplorazione delle caverne di Cagliari.

 

Nei prossimi giorni, la relazione sarà pubblicata nel nostro portale. Intanto, se avete delle segnalazioni sullo stato di alcuni ipogei, magari notati da voi o dai vostri conoscenti, fateci sapere.

 

FENOMENI SOTTERRANEI

 

Il fatto che l’acqua, dopo le forti piogge scorre sottoterra, in parecchi cunicoli concepiti anticamente come acquedotti o canali di scolo è stato giudicato positivo dagli esperti del GCC.

Positivo, ad ogni modo, se lo scorrimento di queste acque, un poco come avviene per le dighe, è sottoposto a rigidi controlli e ad un costante monitoraggio.

E’ positivo osservare come le acque meteoriche – che il 22 ottobre ’08 sono cadute in modo eccezionale sul capoluogo sardo (e altrove) – scorrono attualmente dentro passaggi sotterranei creati ad arte nella roccia da fenici, punici, romani e altre popolazioni del passato.

E’ interessante osservare tali cavità da questo “insolito” punto di vista e vederle “attive”. In esse rivive un armonico scorrere di limpide e fresche acque. Acque di stillicidio e di scorrimento, acque piovana che divengono di falda. Acque che scorrono e poi decantano in grandi saloni, tutti neri, tutti bui. E’ il caso dei cunicoli sotto il quartiere Castello e della Marina, dove alcune cisterne sono quasi completamente piene d’acqua e per fortuna, i loro canali di sfogo o di “troppo pieno” ne favoriscono lo svuotamento naturale presso i livelli di guardia.

Anche a Stampace, un tratto de “Su condottu”, cioè una fognatura seicentesca pubblicata per la prima volta nel libro di M. Polastri “Cagliari la città sotterranea” (2001), si presenta quasi del tutto allagato poiché smaltisce le acque che stillano dalle volte rocciose di numerose caverne, quasi tutte localizzate sotto il rione stampacino.

E’ una fortuna sapere che la succitata cavità, smaltisce poi le acque nel porto cittadino, di fronte alla centralissima via Roma, dopo un percorso chilometrico che da monte scende a valle, smaltendo l’acqua piovana dai colli di Castello. Sfortuna vuole, che le cavità diversamente prive di canali di sfogo, ovvero di comunicazioni con l’esterno, possano divenire “pericolose” o meglio, pericolanti. Basti pensare alle cavità sottostanti piazza d’Armi che, se non monitorate costantemente, potrebbero creare seri problemi alle aree soprastanti. Come è avvenuto in vico Sant’Avendrace, dove la sottostane immagine illustra le acque che sono cadute, con una violenta cascata su una scalinata, dopo aver oltrepassato le soprastanti gallerie e spiazzi aperti sulla collina di sant’Avendrace.

Accade che l’acqua, caduta dal cielo sull’asfalto, sulle aiuole, e sui colli, si infila nella coltre di roccia sottostante e che in taluni casi proviene dai tombini stradali (per via delle loro perdite), poi stilla dalle volte delle caverne allagate. Il livello delle acque, in questo modo, sale e aumenta.

Poi, le medesime acque, si infilano in ogni pertugio che trovano lungo il loro tragitto, fino a trovare sfogo sotto le fondazioni di palazzi, tra le pareti delle autorimesse sotterranee, scantinati, locali bassi, ecc.

Per questa ragione, dopo avvenimenti eccezionali come le forti precipitazioni del 22 ottobre scorso, il GCC ha avviato una raccolta di dati, con esplorazioni e perlustrazioni. I dati raccolti verranno trasmessi alle istituzioni, attraverso la passione dei nostri esperti, per prevenire e pianificare futuri interventi, idee, iniziative.

Ultima cosa: nel sottosuolo del colle Tuvixeddu resta ancor oggi la coltre di fango, alta un metro e lunga centinaia, trasportata dall’acqua dentro una galleria chilometrica.

Inoltre, in alcune cisterne, il livello delle acque di falda è notevolmente aumentato. Vi aggiorneremo.

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