Jeanne d’Arc o Giovanna d’Arco, a Cagliari la statua leggendaria

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Giovanna d’Arco in una anrica raffigurazione pittorica.

Il suo emblema è la corona d’oro, sono i gigli, è la spada. Jeanne d’Arc o, se preferite, Giovanna d’Arco.

Era figlia di contadini e analfabeta, eppure dimostrò di avere una cultura incredibile quando, giovanissima, lasciò la casa paterna come se fosse in trance. Si racconta che a guidarla verso un destino fatto di conquiste e di privazioni furono voci misteriose secondo le quali avrebbe dovuto liberare la Francia dagli Inglesi.

Se ne convinse perché, a suo dire, a parlar con il suo inconscio fu il volere di Dio.

Tramutò quelle parole in fatti, o almeno ci provò con tutte le sue forze. Così si diresse alla corte di Carlo VII e ottenne dal re, grazie al carisma che sprigionava con le sue gesta, di poter guidare una sua terribile armata.

Indossò l’armatura, impugnò la sua affilatissima spada e un vessillo per cavalcare alla testa del suo esercito che incoraggiò al punto tale da riuscire a liberare Orleans.

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Giovanna finì al rogo

Fu così che riportò la vittoria di Patay segnando, con una dura sconfitta, le armate inglesi. 

La Chiesa, in quel periodo, viveva la profonda crisi del grande scisma d’Occidente, durato quasi 40 anni. E all’improvviso comparve Satana, nemico per eccellenza di Dio che scatenò sulle sue orme la malasorte.

Così, per la diffidenza della corte e del re, Giovanna rimase da sola, sbeffeggiata e chiacchierata dal volgo.

Non poté neanche portare a termine il suo progetto, non poté vincere la lotta contro gli Anglo-Borgognoni. Scrive la ricercatrice Cristina Siccardi: “guerre, carestie, pestilenze, eresie prostrarono l’Europa.

Era il tempo degli incubi, dove nell’immaginario collettivo le autentiche manifestazioni mistiche si intrecciavano con le magie e le stregonerie, il mondo reale della sofferenza e della morte cruenta si sovrapponeva alle fantasie demoniache popolate di mostri e di balli macabri“.

La storia ci insegna che rimase gravemente ferita alle porte di Parigi. Poi, il 24 maggio del 1430, si ritrovò in marcia verso Compiegne e fu fatta prigioniera dai Borgognoni.

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Rouen. Nordovest della Francia. Piazza del Mercato Vecchio.

Questi la cedettero agli Inglesi per la somma di 10.000 tornesi. Portata dinnanzi a un tribunale ecclesiastico di Rouen con l’accusa di eresia e stregoneria, dopo estenuanti interrogatori e torture avvenute nel locale Castello, fu condannata a morte. In realtà si trattava di un falso tribunale dell’Inquisizione.

Si parlò di giudici prezzolati dagli Inglesi. Ma tant’è.

Giovanna morì al rogo nella piazza del Mercato Vecchio e fu riabilitata solo nel 1456, quando era forse troppo tardi. Forse per “rimediare” all’errore (e che errore…) nel 1920 fu proclamata santa da Benedetto XV.

Una strana coincidenza: quando Caterina da Siena (1347-1380) morì c’erano un Papa e un antipapa; quando Giovanna d’Arco nacque, nel gennaio del 1412 (si racconta a Domremy, il giorno dell’Epifania) c’erano un Papa e due antipapa.

Santa Giovanna d’Arco, morta al rogo, ci insegna tre cose fondamentali: l’amor patrio è un valore cristiano.

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La statua di giovanna d’Arco trovata a Cagliari.

Combattere dev’essere sempre una rimedio estremo (“extrema ratio”) ed infine bisogna lottare per la verità e non per il potere. Mica poco!

Nel Febbraio 2015, a Cagliari, in una stanza della Chiesa di Sant’Agostino è stata ritrovata una statua misteriosa che ritrae Santa Giovanna d’Arco.

Armatura e viso gioviale, secondo gli esperti è ad oggi l’unica rappresentazione scultorea in gesso esistente al mondo.

Val la pena dunque ammirarla.

Marcello Polastri

 

Leggi: articolo sul ritrovamento.

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