Nasce a Selargius il primo Archeoparco realizzato dai privati cittadini

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Un angolo didattico dell’Archeoparco Selargino

Cinque capanne preistoriche, una sepoltura identica alle domus de janas, numerose pietre-stele, un allineamento di menhir e poi i forni che hanno partorito rudimentali vasi di terracotta ed anche cibo ben cotto, come nell’attesa di un convivio.

A Selargius, in località Sa Mizza, fervono i preparativi per quella che si preannuncia come una gran festa: è infatti nato l’Archeoparco Su Coddu. Sabato 14 novembre la sua apertura ufficiale.

L’INAUGURAZIONE. A tagliare il nastro inaugurale saranno il Sindaco di Selargius Gianfranco Cappai e l’Onorevole Alberto Randazzo; ad averlo già legato, il nastro, è stato Carlo Desogus.

Da ex ispettore onorario della Soprintendenza archeologica ci ha messo tanta energia, competenza e passione. Così, da Sardo verace, stimolato da quella cocciutaggine positiva per divulgar “l’identità perduta” della Sardegna, ha messo un seme nel suo terreno incolto.

Ancora qualche mese fa, in quello spazio desertico Selargino accessibile dalla Strada Statale 554, si alternavano giunchi ed erbe palustri.

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Desogus (a destra) durante i lavori.

Ho fatto germogliare dalla terra, che usai  come orto, il primo archeo-parco della Sardegna. Lo abbiamo realizzato noi, da gruppo di privati cittadini per amore verso il passato“, racconta entusiasta Desogus mentre tocca con le sue mani segnate dai calli, la copertura di una delle capanne nuragiche appena create.
Il periodo di riferimento? “Il neolitico recente, 5500 anni fa” precisa lo studioso, già autore di libri sulle emergenze archeologiche Selargine.
Che meraviglia osservare l’intreccio delle canne palustri a protezione del giaciglio degli antichi, “realizzato scavando il terreno, erigendo un modesto muretto con l’argilla, usando il legno, la paglia e lo sterco animale alla maniera della lontana preistoria. Sporcandoci le mani, infilando le unghie nel terreno come in un rapporto intimo con il suolo. 

Il depliant del parco.

Il depliant del parco.

Ho messo a disposizione del grande pubblico – racconta Desogus – un terreno molto esteso, nel quale con un affiatato gruppo di amici, ci siamo rimboccati le maniche. Abbiamo anche realizzato un piccolo stagno in ricordo dello stagno sul quale si affacciava l’autentico  villaggio neolitico Selargino”. 

I REALIZZATORI. “In compagnia di Roberto Scalas ci siamo adoperati per la lavorazione delle pietre, con Maria Schirru abbiamo studiato sull’esempio di parchi archeo-didattici. Con Giorgio Loddo – prosegue l’ideatore del progetto – abbiamo lavorato il legno, basandoci sulla mia esperienza di scavo archeologico.

Vorrei dire grazie a Maria Melis, ai fratelli Giovanni e Roberto Pulli per la realizzazione delle ceramiche, ad Andrea Gambula che ci ha aiutato con la grafica degli inviti ed anche a Alessandro Pili“.

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Il grande forno.

 

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Dentro una capanna preistorica.

Da ispettore onorario – prosegue – mi sono basato sulla mia esperienza pluridecennale nel corso degli scavi scientifici effettuati a Su Coddu proprio a Selargius, in compagnia degli archeologi della Soprintendenza e del personale qualificato dell’Università.

Dal 1981 a qualche anno fa, grazie a una mia scoperta – afferma Desogus mostrando un mazzo di documenti – abbiamo individuato un villaggio pre-nuragico, le capanne de Su Coddu“.

L’IDEA GENIALE. Da allora e per lunghi anni, Desogus ha covato in gran silenzio l’idea di realizzare nei suoi terreni questo spazio culturale. In esso, grandi e piccini potranno toccare con mano fedeli ricostruzioni di capanne pre-nuragiche, sepolture preistoriche e vivere come in uno spaccato di vita passata.

Ora mi aspetto grande partecipazione del pubblico, delle scuole, delle associazioni e sicuramente, conoscendo l’ambiente archeologico, ci sarà chi tra i titolati avrà di ridire, ad esempio i soliti archeo-fannulloni o chi, pagato anche dai nostri soldi in termini di tasse, poco o nulla ha fatto per valorizzare la storia Selargina“.

Desogus si blocca all’improvviso. Con  la mano sinistra indica le capanne nuragiche e i forni: “Li vedete? Quei legni dentro ai forni vanno accesi, questo luogo deve vivere per la comunità, per far esperienza. Questo è il mio appello: l’archeoparco è l’esempio tangibile di come possiamo far qualcosa in tema di storia, archeologia e didattica. Soprattutto in riferimento alla preistoria locale con quelle scoperte ora riprodotte ma che per davvero sono sepolte sotto la città”.

Nel parco tutti potranno offrire un contributo e “trovare ospitalità, titolati e ignoranti in senso lato, usufruendo di questo spazio gratuitamente, o al massimo con una offerta dettata dal cuore“. Gioirà la cultura senza censure e così, la storia ritrovata?

Lo scopriremo a partire da Sabato 14 novembre con l’apertura, ufficiale e davanti alle istituzioni, del parco. Prevista per le ore 10 in un terreno, ora fiorito, in località “Sa Mitza“.

Marcello Polastri

 

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