Crollo nella strada

Nel Cuore delle VORAGINI e del nostro passato

Pubblichiamo alcune immagini e dati aggiornati sulle voragini, sulle esplorazioni e su quel accade nel Capoluogo della Sardegna in tema di speleologia urbana. Il nostro gruppo speleo-archeologico in prima linea per la valorizzazione del patrimonio sotterraneo, contesta la chiusura rapida della voragine creatasi in via Peschiera. E’ come se da anni abbiamo parlato al vento, allertanto le istituzioni su possibili crolli che, di fatto, si sono verificati con cadenza quasi periodica. In un articolo edito 10 anni fa, esponevamo i rischi che correva la città. Ora, lo riproponiamo in una apposita sezione…

 

NB. A “fine pagina” pubblichiamo l’articolo scritto 10 anni or sono, da Marcello Polastri, tratto dal nostro vecchio sito (http://web.tiscali.it/gcc).

CAGLIARI: QUANTE VORAGINI, TRA FASCINO E PAURA…

di Diego Scano, Marcello Polastri, Fabrizio Raccis

 

Cagliari. Ancor oggi i giornali parlano della Voragine di via Peschiera che, attualmente, viene chiusa dagli operai del Comune di Cagliari con colate di terra mista a grandi sassi. Poi verrà il cemento ed un soprastante strato di bitume, per ricacciare nelle viscere della terra uno scampato pericolo. che, quasi certamente si riverificherà. Diciamo questo non per essere pessimisti. ma perchè la storia dei crolli e delle voragini di Cagliari, ci insegna che spesso, con cadenza annua, in città si verificano voragini e smottamenti in aree ricche di grotte cunicoli. Intanto, sul caso della “Voragine in via Peschiera”, pubblichiamo una delle tante immagini che documentano le esplorazioni effettuate di recente nelle cavità della zona de IS MIRRIONIS.

Sono ex cave di pietra scavate fin dall’antichità per estrarre i cantoni utili alla costruzione delle… varie città: quella punica e romana, pisana e aragonese, spagnola, piemontese e via discorrendo, nel tempo e nella storia di Cagliari che, attraverso le pietre cavate nelle sue innumerevoli caverne, è cresciuta ed è stata ricostruita tante volte. Poggiando sui “buchi” creati dai vari domunatori. Buchi talvolta grandi, estesi centinaia di metri. Vere e proprie sale di estrazione (cave appunto), mai “sanate”, mai “messe in sicurezza”, ovvero: ricoperte di terra, bucate dalle fondazioni delle opere soprastanti. E non è tutto!

I nostri obiettivi, alla luce dei crolli (nella parte alta di piazza d’Armi e Is Mirriionis) che si sono verificati di recente, mirano a capire, e ad aiutare quanti vogliono capire, perché e come si generano le voragini, peraltro con grande insistenza (nel periodo estivo) in quella parte alta della città. Che per quanto “alta” presenta, stranamente a soli 4 metri di profondità, dei laghi sotterranei. Nei prossimi giorni, amici di SARDEGNA SOTTERRANEA.org, Vi aggiorneremo!

 

 

dall’ARCHIVIO DEL GCC:

LA NUOVA SARDEGNA

Cronaca di Cagliari – Pagina 13

Iniziativa dei residenti allarmati dal crollo della strada: Nasce il comitato di via Peschiera.
Cittadini allarmati dai crolli e dai cedimenti nella zona alta del quartiere di Is Mirrionis. Così per attirare l’attenzione del Comune è nato il Comitato voragine via Peschiera. Chiede con forza un’indagine dell’amministrazione comunale sulla situazione delle strade che si trovano in quella zona e dei terreni su cui poggiano abitazioni ed edifici.
I fondatori del comitato sottolineano la necessità di eseguire un accurato controllo del sottosuolo per verificare la stabilità del terreno e l’esistenza di perdite d’acqua delle condutture idriche.
«Lo stato del terreno», spiegano i responsabili del comitato, «è noto al Comune ed ai tecnici. Ironia della sorte le facoltà d’Ingegneria e di Geologia sono in via Marengo. Peccato non sia mai stato fatto qualcosa per studiare il terreno, le grotte sottostanti ed il lago d’acqua sotto piazza d’Armi. Dopo quanto accaduto, e di quanto potrebbe accadere, il Comitato voragine via Peschiera si adopererà per intervenire con forza con le autorità competenti per sollecitare tutte le azioni necessarie a tranquillizzare la comunità che risiede in quella zona».

Fonte: La Nuova Sardegna, 12 Agosto 2008.

Sopra: Esplorazione della cava di Piazza d’Armi, in una foto di Diego Scano. Esplorazioni del Gruppo GCC, Con la collaborazione della Polizia Municipale di Cagliari e dell’Associazione Contusu Antigusu.

 

 

NEL CUORE DELLE VORAGINI E DEL NOSTRO PASSATO

di M. Polastri

 

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Da anni, nelle viscere del Capoluogo regionale, si registrano numerosi “movimenti” legati alla presenza di cavità compromesse da soprastanti lavori stradali, riparazioni delle reti idrica e fognaria con martelli pneumatici, allacci di cavi elettrici, la manutenzione di aree asfaltate con l’utilizzo dei mezzi pesanti, e via di seguito.

 

A tal proposito capita spesso di intravedere, nelle volte e pareti di singole cavità, vistose lesioni, crepe, fenditure, fratture e microfratture che espongono l’ esistenza di un fenomeno allarmante e ampiamente sottovalutato.

 

 

Situazioni preoccupanti sono quelle che da piazza d’Armi, sul finire degli anni Ottanta, hanno creato timori in tutta la città, nel momento in cui la facciata di una palazzina situata davanti alla Facoltà di Lettere (lato su via Is Mirrionis), è sprofondata nel sottosuolo, quasi risucchiata da un terreno vuoto. Così un vicino negozio di antifurti (lesionato in maniera irreparabile) poi demolito.

 

Questo episodio si verificò il 12 maggio 1987, periodo in cui i vigili del fuoco, unitamente ai tecnici comunali e all’Assessorato ai Lavori Pubblici, sono intervenuti per studiare da vicino il fenomeno. I giornali di allora dichiararono: “è stata sfiorata una tragedia” perché   fortunatamente, in quel lato dello stabile tra piazza d’Armi, e le vie Marengo-Is Mirrionis, non erano presenti persone, come del resto nessuna persona circolava per strada al momento del crollo (era notte fonda).

 

L’allora “Gruppo speleologico PIO XI“, oramai scomparso 8alcuni soci fanno ora parte del gruppo Cavità cagliaritane e del circolo speleologico Sesamo 200), e che a quei tempi operava nel contesto della speleologia urbana a Cagliari, curò l’esplorazione delle cavità nel circondario di piazza d’Armi. Permise inoltre di indirizzare ancor meglio le attenzioni su una grotta, una ex cava sotterranea forse di epoca romana, la cui volta aveva ceduto e si era portata via il terreno roccioso sottostante lo stabile. In altre parole, alla base della voragine, si stagliò nitido l’accesso ad una imponente cavità sotterranea artificiale utilizzata nei secoli per fabbricare cantoni di roccia giallo-paglierina da costruzione.

 

 

 

 

 

Di eccezionale interesse, nel fondo dell’antica cava erano due laghi sotterranei di limpide acque, alimentati da un costante stillicidio: una vera e propria pioggia che cadeva dalle volte calcaree a meno otto metri di profondità, rispetto al piano di calpestio esterno. Parte di quelle acque erano clorate, evidente indizio riconducibile alle perdite della rete idrica cittadina che si avvale, peraltro molto spesso, di condotte danneggiate e malridotte proprio nei punti nevralgici, ovvero sulla volta di molte caverne abbandonate sotto strade e piazze maggiormente trafficate.

 

L’incubo dei crolli non si fermò certamente con il rinforzo, tramite opere cementizie, delle masse rocciose entro la cavità esplorata dagli speleologi. Infatti, nel mese di agosto 1993, nuovi crolli si verificarono in viale Merello, nelle immediate vicinanze di piazza d’Armi. Quest’ultimo sprofondamento, che portò il manto stradale a sei metri di profondità, lesionò gravemente le pareti dell’adiacente bar-ristorante, causando inoltre, con la rottura di una condotta d’acqua potabile, l’allagamento di una vicina autorimessa.

 

Quella di piazza d’Armi e del suo circondario è una situazione esemplare riguardante la manutenzione sia delle condotte idriche, sia delle cavità situate nel territorio urbano.

Non a caso è stato appurato che la maggior parte dei cedimenti strutturali del manto stradale cittadino, sono legati alle cavità compromesse da infiltrazioni di quelle acque che, corrodendo volte e pareti nel corso degli anni, favoriscono il crollo di imponenti blocchi rocciosi ed in particolare, nel momento in cui pesi soprastanti o lavori stradali, accelerano il degrado di quelle masse calcaree altamente porose.

Marcello Polastri

 

L’articolo è stato pubblicato su ALMANACCO di CAGLIARI.

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