Sartorio: fascino e mistero del Michelangelo dei morti

Di Giuseppe Sartorio non esistono fotografie o ritratti. Almeno così si dice… proprio lui, il Michelangelo dei morti, lo scultore che ritraeva i defunti, morto senza un ritratto, un epitaffio, soprattutto, senza una tomba? Segue…

SARTORIO, FASCINO E MISTERO DEL MICHELANGELO DEI MORTI

di Marcello Polastri

La sua arte è stata sublime, anzi, lo è ancora. D’un verismo esasperato. Avete percorso il cimitero di Bonaria a Cagliari oppure quello monumentale di Iglesias?

Se proverete l’emozione di passare tra le ombre dei cimiteri sardi, vi renderete subito conto di come le opere d’arte del Sartorio assomiglino in modo maniacale a persone, o ad animali pietrificati: civette e gufi appollaiati, bimbe pensierose, uomini barbuti, vedove austere.

La bottega di Giuseppe Sartorio, il Michelangelo dei morti

Difficile nell’osservare questi soggetti, tra le luci e le ombre del  cimitero, non pensare ai fantasmi, al mistero della morte, all’aldilà.

Perché Giuseppe Maria Sartorio ha saputo plasmare, con le sue mani, a suon di martello e scalpello, grandi blocchi di marmo nei quali ha come impresso l’aspetto dei morti. I suoi soggetti sono come fotografie viventi di candida pietra alle quali parrebbe mancar solo la parola o, se preferite, la possibilità di… batter ciglio!

Non è stato soltanto un grande artista, il ché è già cosa importante, ma – dapprima – un uomo con una acutezza visiva spiccatissima. A tratti geniale. 

La tomba della vedova Todde nel cimitero di Bonaria a Cagliari

Studiò a Varallo Sesia e all’Accademia Albertina di Torino per poi frequentare l’Accademia nazionale di San Luca a Roma. Città nelle quali lavorò per poi dedicarsi, soprattutto, alla Sardegna, isola nella quale aprì diversi laboratori e botteghe.

Già circolavano strane voci (proferite da artisti invidiosi?) quando, nel periodo in cui frequentò l’allora “patron” delle miniere sarde, il Ministro Quintino Sella, venne chiamato a Iglesias per realizzare la maggior parte delle statue del cimitero monumentale.

Monumento alla memoria di Marianna Cece Carloni – cimitero comunale, Nuoro.

Entrò in contatto con i trapassati che fece vestire, in accordo con i loro affezionati familiari, e posizionare su sedie, cavalletti, o tavoli anatomici (per ritrarli). E poi via, a realizzare il ricordo di pietra duratura del caro estinto Da rendere eterno!

Per far ciò, per avviare una impresa ad ogni lavoro, si avvalse di ottimi allievi. Una quarantina in tutto. Ragazzi volenterosi, ligi al dovere. Tra essi Ettore, suo figlio d’arte. Ed anche modelli e modelle che posavano per lui, indossando gli abiti dei defunti.

Non solo. Esperte maestranze operaie si dedicavano a trasportare, nei suoi laboratori, i grandi blocchi rocciosi. In alcuni casi affrontò imprese faraoniche. E vinse, realizzando monumenti sublimi nelle piazze di molte città.

Per gli esperti d’arte poté comunque soddisfare le commissioni che riceveva da ogni parte d’Italia. Anche se incontrò cattivi pagatori.

Cimitero di Cagliari: a Bonaria il monumento a Francesca Warzee dello scultore Giuseppe Sartorio (1894).

Cimitero di Cagliari: a Bonaria il monumento a Francesca Warzee dello scultore Giuseppe Sartorio (1894).

AMICI INFLUENTI, i suoi. Soprattutto nel campo delle industrie che al tempo si facevano ricche.

C’è chì è convinto che il Sartorio facesse parte di un gruppo di potere molto influente in Italia, ad una sorta di congrega segreta di illuminati, assai attivi a cavallo tra due secoli: l’Ottocento ed il Novecento. Forse sono solo dicerie…

La scultura funeraria di Zaira Deplano a Iglesias: la bimba con il cerhio.

Quando scomparve misteriosamente era notte. Correva l’anno del Signore 1922. Quella notte cadde tra il 19 e il 20 settembre.

L’artista maledetto (secondo le malelingue, perché aveva a che fare con i morti), decise di affrontare, come faceva spesso, la traversata da Terranova (così si chiamava Olbia allora) a Civitavecchia a bordo del piroscafo “Tocra”.

Piroscafo Tocra in un pellegrinaggio del 1926

Quando la nave entrò nel porto, del Sartorio nessuna traccia. Scattò una indagine. Tre le possibili piste: disgrazia, suicidio oppure omicidio a scopo di rapina?

E però,  essendo tutte e tre plausibili, dopo poco più di vent’anni dalla sua scomparsa, fu dichiarata la morte presunta. Il Michelangelo dei morti senza una tomba, senza un fiore, senza una scultura.

Tocra Piroscafo

Il piroscafo Tocra nel 1900

Pensateci per un istante: è un paradosso.

LA MALASORTE colpì proprio Lui, che scolpiva i ritratti dei defunti da rendere immortali? Insomma, un modo anomalo per morire, che però consacrò il Sartorio come morto-non morto, in un mare di dubbi, supposizioni, verità sepolte. Forse.

Marcello Polastri

 

Immagine della bottega d'arte del Sartorio custodita nell'archivio comunale di Cagliari per gentile concessione della famiglia Marchisio

Immagine della bottega d’arte del Sartorio custodita nell’archivio comunale di Cagliari per gentile concessione della famiglia Marchisio

 

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