Resti umani e di orsi: i tesori della grotta allagata più grande del mondo

Scoperta eccezionale in Messico tra resti di mura, corridoi, altari, scale e incisioni. Ma anche ossa umane e animali, di orsi ad esempio. Reperti rari che stuzzicano la curiosità degli archeologi di tutto il mondo; è la più eccezionale scoperta avvenuta nelle grotte del Messico. 

Nella penisola dello Yucatan, nello stato messicano di Quintana Roo.

L’area geografica della scoperta nel Messico

C’è stato anche chi l’ha definita, proprio oggi, come una vera e propria “macchina del tempo” parlante nell’osservare la mole incredibile di materiale che la grotta ha conservato per la gioia di archeologi, geologi e speleologi.

Dentro la grotta. Immagine dal web.

LA GROTTA non è però accessibile a tutti. Perché è quasi del tutto allagata. Situata nella penisola dello Yucatan, nel sud-est del Messico, celebre per le incantevoli spiagge, è stata setacciata per mesi.

Ieri  una equipe esplorativa ha svelato ai più l’esistenza, al suo interno, di quanto ha custodito per millenni: dai resti di antiche civiltà, tra reperti di terra cotta, ai resti di ossa umane e di animali risalenti al pleistocene.

Epoca o periodo?  Tra i 2 milioni mezzo e 11.700 anni fa. Tra il materiale scoperto, anche i resti archeologici di epoca pre-ispanica.

Un patrimonio sotterraneo che per ora è custodito nelle grotte allagate che si affacciano sul Golfo del Messico.

I resti ossei scoperti nelle grotte allagate del Messico

Ma che forse verrà trasportato al di fuori della  grotta allagata più grande del mondo, per poi entrare di diritto in un museo. Per adesso è una ipotesi ma, ben sappiamo, accedere con le bombole di ossigeno in un dedalo sotterraneo esteso ben 347 km, non è un gioco.  

Da mesi c’è però chi lo fa e mostra in video quanto sta riaffiorando dalle oscurità della terra. 

L’equipe analizza i reperti scoperti

“È molto improbabile che al mondo ci sia un altro sito archeologico con queste stesse caratteristiche – hanno spiegato gli archeologi del Mexican National Insititute of Anthropology – ed è incredibile la quantità di reperti ritrovati e soprattutto il loro stato di conservazione”.

Quando abbiamo iniziato a esplorarlo – ha aggiunto lo speleologo tedesco Robert Schmittnerne conoscevamo solo 17 Km, ora siamo a 347“.

L’imponente paesaggio sotterraneo si è creato grazie alla convergenza di due articolate caverne note come Sac Actun e Dos Ojos .

TRA LE OSSA, trovate in ampie concentrazioni (distanti però da quelle umane), i resti di bradipi giganti, di antichi elefanti e di orsi.

Sott’acqua anche testimonianze di riti arcaici, legati all’antica civiltà Maya che, ben sappiamo, vedeva nelle caverne un mondo magico reso ancor più sacro dall’acqua.

L’acqua che a volte da, riprende, talvolta conserva e… restituisce. 

Marcello Polastri 

L’equipe analizza i reperti scoperti

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