Storie vere: la bimba che vide la morte dal cielo di Cagliari

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Cagliari dilaniata dalle bombe

Ciao ciao mammy. Oddio, hai visto cos’è accaduto?

Doveva essere una domenica di sole e come tale allegra e spensierata. Invece si è trasformata in un inferno. Eh sì. Oggi siamo andati a messa e poco dopo ho giocato nel piazzale della Chiesa che porta il mio nome. Ero allegra perché mi divertivo a giocare con le altre bimbe.

C’era anche troddi troddi. Bimbo soprannominato in questo modo perché ama fare il verso d’un aereo.

Alla fine della messa, poco dopo le 12, ha preso a correre come un folle. Ci ha fatto ridere a crepapelle quando, salito sul muretto, s’è messo in bilico con le braccia aperte come a voler volare sulle nostre teste.

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Palazzi devastati dalle bombe

Io, che facevo il saliscendi nella scalinata, all’improvviso ho avuto paura. Quel suono d’aereo si è fatto vero.

E’ divenuto un frastuono ed è piombato sul serio dal cielo che a sua volta è diventato nero. Ho guardato quel bambino ed è scoppiato in lacrime. Sulla sua testa c’erano centinaia di aerei. E’ ovvio, ti ho cercato ma tu non c’eri, mamma. Ero spaventata. Ho avuto ancor più paura.

Tremava tutto ed il mondo è venuto giù dal cielo in un baleno. Case e palazzi che crollavano, bimbi scaraventati da terra come se niente fosse.

Poi, come per magia, ho visto il mondo diventar bianco. Questo un mondo che non è più il mio, non è più nostro, è reso nero dalle esplosioni della guerra nera che puzza di morte ed ha il sapore, amaro, del sangue e del ferro mamma.

Ora ho un forte dolore.  Ricordo la pioggia di schegge impazzite e luminose di ferro scintillante.

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Scarpe scoperte nelle grotte rifugio di Cagliari

Le fiamme hanno invaso la chiesa sbriciolando le sue gradinate, già martoriate da un precedente raid aereo. Quei frammenti di metallo roteanti, vere bombe sganciate dagli aerei nemici, hanno trapassato corpi umani e case.

Ci hanno fatto male. Che strazio vedere pezzi di pelle spiaccicata sui muri. Da vomito quel rosso sulle case dai vetri rotti, con i tetti devastati e sotto di essi, i morti.

Il ruscello di sangue che ha invaso la via Sant’Efisio e via Santa Restituta. Tutto il quartiere Stampace sventrato dai crateri. Il pianto dei supestiti, il dolore palpitante. A pensare che in Chiesa il sacerdote, durante l’omelia, ha detto “polvere siamo e polvere torneremo“. Stavolta ha predicato bene perché le macerie mi hanno sepolto.

Le mie scarpette nuove sono rimaste per terra ed ho saputo, da chi mi ha soccorso, che il vuoto d’aria mi ha fatto volare. La fortuna, o forse il destino beffardo, mi hanno fatto svegliare legata in un letto d’ospedale.

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L’ospedale di guerra in una foto dell’Almanacco di Cagliari

Un ospedale allestito dentro una caverna nera. Quel bimbo non può più giocare a far l’aeroplano perché troddi troddi ha un solo braccio. Ora piange e non ride più. Anche io ho perso il sorriso per colpa della guerra, della guerra mondiale che non ho certo voluto. Che tu non hai voluto, mamma.

Ora tu non ci sei più… da quel 28 febbraio 1943. Io non sono più la stessa. Sono morta e sopravvissuta, sono il ricordo lancinante di un bombardamento, d’una guerra da non dimenticare.

 

Da: Storie di guerra. Inedito di Marcello Polastri pubblicato per la prima volta, il 17 Febbraio 2015 per il web portale Sardegna Sotterranea.

Racconto scaturito dalla storia vera di una bimba salva ma “morta dentro“, per l’indelebile ferita provocata a Cagliari e ai cittadini Cagliaritani dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale.

In particolare dal bombardamento di domenica 28 febbraio 1943.

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