Il Fossario è la storia di Cagliari tra morti di peste e miracoli

Nelle sue grandi stanze sotterranee riposano i morti di Cagliari: è il Fossario, la zona delle “fosse”, scavate anticamente nella roccia e usate ancora qualche secolo fa per seppellire migliaia di defunti durante le tremende epidemie.

Quelle di peste e di colera ad esempio.

Cagliari tra il Fossario, gli appestati e gli untori.

Pubblicato da Sardegna Sotterranea: alla scoperta di un'isola misteriosa su Mercoledì 11 gennaio 2017

Due appestati sepolti in una fossa comune rappresentati in un modello di cera

Situato in cima al Castello di Cagliari, IL FOSSARIO (video) sorge a pochi metri di distanza dalla Cattedrale ma non tutti lo sanno.

È un luogo della memoria cittadina che, in quanto sotterraneo, perché composto da sei grandi saloni scavati nella dura pietra, è ricco di implicazioni psicologiche.

I "buchi" causati dalla peste

Appestato

Durante la peste citata dal Manzoni con i monati che a Milano caricavano i morti di peste sui carri, nella nostra Cagliari si davano da fare i “fossori” e soltanto a nominarlo, il FOSSARIO, sprigionava come per magia una tremenda paura.

Sì, il timore di un eventuale contagio di peste.

Rappresentazione storica a trapani sulla peste.

I PIÙ SCARAMANTICI evitavano addirittura di passare accanto all’imboccatura delle fosse comuni, davanti alle quali durante la peste della seconda metà del 1600, i “fossori” si davano da fare.

Pala in pugno, scavavano nella terra scura le fosse per deporre la bare, oppure cospargevano di calce i corpi dei nostri concittadini provi di vita.

Simile alla rosolia e varicella, la peste creava nel corpo pustole sempre più grandi…

Tra il 1652 e il 1657 la Sardegna, come del resto quasi tutta l’Europa, fu colpita, a più ondate, dalla peste: “Non castigo divino” come si credette per tanto tempo, ma “malattia dei topi, trasmessa dai loro parassiti e con contagio tra uomo e uomo“.  

I morti del Fossario

Corteo raffigurativo della grande peste a Trapani

MORBO TERRIFICANTE che portava alla morte in pochi giorni”, si disse. La gente moriva di stenti, colpita da dei bubboni terribili che eruttavano pus.

L’odore del trapasso, la paura di “volar via dal corpo”, si percepiva a distanza.

Sa Merdona in sardo. Il ratto, in italiano.

IL CAPOLUOGO della Sardegna viveva sotto l’influenza della “Morte nera”, della peste maledetta che è stata anche raffigurata in alcuni sotterranei della città. La popolazione cagliaritana fu decimata: si parla di 7000 persone in meno di due mesi.

 

Una foto di Marcello Polastri che ritrae i crani umani nel
Fossario.

I MORTI finirono dapprima nei cimiteri delle chiese: al Santo Sepolcro soprattutto, ma anche nel Fossario, e pure al largo del Golfo degli Angeli, nello spazio di mare antistante la Grotta dei Colombi.

LUOGHI PER INTERNARE i malati furono: il Lazzaretto di Sant’Elia, quello del Castello di San Michele, la chiesa del Carmine. Altri ammalati vennero internati a San Michele, San Benedetto, a Bonaria, San Giacomo e nel Convento della Santissima Trinità.

Ma la gente moriva ancora, e ancora… così si rese necessario far preghiere e processioni con statue e simulacri. 
Fu la volta di SASSARI dove il morbo fu ancor più spietato: in tre settimane morì un terzo della popolazione.

Cranio Sardegna

Un cranio umano.

LE AUTORITÀ corsero ai ripari facendo realizzare dai servi di pena delle palizzate per isolare i luoghi maggiormente colpiti, dichiarando lo stato di quarantena con gli abitanti delle aree contagiate, e delle case, costretti a vivere barricati, a morire nel più totale isolamento.
IL CONTAGIO si diffuse nei paesi vicini senza far distinzione tra donne, uomini e bambini che, data la furia “assassina” della peste morivano a pochi giorni di distanza dal contagio.

La peste nera giunse a ORISTANO, poi a San Gavino, Guspini, a Villacidro e a Samassi paese nel quale i morti furono più di 700 morti.

Via Del Fossario nel Castello di Cagliari.

LE CRONACHE seicentesche parlano di ben 1000 cavalieri che nella sola città di Cagliari sorvegliavano le mura.

Le tre porte della città di pietra, quelle del  Castello ed anche dei vicini quartieri, vennero sbarrate. Fu costruito persino un enorme muro di ladiri, con della paglia impastata nel fango.

Tra maggio e giugno 1656  i morti divennero così numerosi che gli interradores a stento li seppellirono tutti: non più fosse con bare, collocate nelle fosse comuni. Bensì cadaveri cosparsi di calce e gettati nelle grotte, e nel FOSSARIO.

Peste

Gli appesti nell’arte

Si rese necessario utilizzare anche un immenso cisternone sotto il cenobio dei frati cappuccini: divenne una immensa sala funeraria. Perché a Cagliari in media morivano 200 persone al giorno.

Chi giungeva in città dal mare o dall’entroterra per portare del cibo ai Cagliaritani, per precauzione veniva spogliato e “purificato” con essenze profumate.

Anche se si diffuse la paura di un UNTORE che cospargeva la città con degli strani intrugli per veicolare, di proposito, il contagio e arricchirsi con i beni e gli averi dei morituri colpiti dal morbo.

Via Del Fossario.

Ah, se il FOSSARIO potesse parlare. Una delle sue sale è ancora zeppa di ossa. Magari ci racconterebbe dell’intercessione di Sant’Efisio che secondo i cittadini e le autorità, riuscì a scacciar via la peste, con un miracolo indimenticabile.

Ma in fin dei conti è bene che il FOSSARIO possa riposare in tranquillità con tutte le sue anime buone, con quel che resta dei nostri compianti concittadini ai quali dedichiamo più di un pensiero. Senza mai dimenticare quel che patirono e che fecero per Cagliari. La città del sole che nasconde molte ombre. Ne riparleremo. 

Marcello Polastri 

#Fossario deriva da Fossa e Ossa, o da Ossario infossato… andiamo a scoprire la memoria celata di Cagliari sotterranea, scendiamo nel #Fossario…

Pubblicato da Marcello Polastri su Mercoledì 11 gennaio 2017

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