San leone

La storia d’amore di San Leone: la miniera sarda voluta da mister Gouen

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La vecchia pesa della miniera di San Leone secondo Marcello Polastri.

Le onde della spiaggia di Maramura accanto al paese di Capoterra schiumano sui ruderi di un vecchio pontile. Sono quanto resta di una struttura lignea, un tempo collegata da un binario lungo 16 chilometri, ai cantieri della miniera di San Leone, tra i monti di Assemini.

Ci troviamo nel Sulcis settentrionale.

San leone

Gli impianti della miniera di San leone

La miniera deve il nome all’ingegnere Lèon Goüdin, originario di Tours, in Francia, proveniente da una nobile famiglia.

San leone

Leone Goudin il patron della miniera di San Leone.

Nel 1861 questo vero e proprio pioniere che studiò al liceo con Quintino Sella, scoprì in località “Cirifoddi” diversi giacimenti di ferro e pensò a come poterli sfruttare al meglio.

Due anni dopo, la società Petin-Gaudet, titolare del colosso societario “Des Forges“, con sede a Parigi e già concessionaria della miniere sarde di Gennamari e Ingurtosu, finanziò i progetti di Goüdin e lo nominò direttore.

Dentro gli impianti della miniera

Dentro gli impianti della miniera

Fu un incarico che portò nella nostra isola grandi innovazioni. Goüdin, con appositi bastimenti, fece giungere agli stabilimenti siderurgici della Francia i minerali per ricavarne ghisa e acciaio.
Si innamorò ben presto della Sardegna, girandola in lungo e in largo, sia da ingegnere minerario che da archeologo.

La grande miniera di San Leone ed il bosco lussureggiante.

La grande miniera di San Leone ed il bosco lussureggiante.

L’uomo visse a lungo, soprattutto nei mesi estivi, in una villa di Baccutinghinu, nella parte alta di Capoterra, sul versante opposto degli impianti minerari, grazie ai quali poté accumulare un’immensa ricchezza.

Si sposò con la nobildonna cagliaritana Teresa Guirisi De Candia e godé di maggiore notorietà quando fece arrivare in terra sarda maestranze toscane, piemontesi e francesi.

Una sala estrattiva della Miniera di San Leone tra Assemini e Capoterra.

Una sala estrattiva della Miniera di San Leone tra Assemini e Capoterra.

I SUOI MINATORI e carpentieri sfruttarono le risorse di madre terra per guadagnarsi da vivere, lasciandosi dietro i segni indelebili di un’epopea che non tornerà.

20 KM DI GALLERIE sotterranee percorribili: alcune, soggette a crolli, si dipanano in quest’oasi che occupa 270 mila metri quadri di superficie boschiva, a tratti interrotta bruscamente da cave a cielo aperto.
Sotto di esse, sconfinate camere con imponenti pilastri di sostegno, ricavati nella roccia.

San Leone. Un carrello abbandonato a bocca di miniera.

San Leone. Un carrello abbandonato a bocca di miniera.

Fanno parte del complesso minerario anche le discariche di sterile per 3,5 milioni di metri cubi, adagiati sul declivio collinare, ancora da bonificare.
IL VILLAGGIO di San Leone è cresciuto a “bocca di miniera”, in mezzo alla vegetazione, dove le mucche al pascolo sono le uniche presenze vive che ci osservano mentre realizziamo questo reportage.

La valle della miniera San Leone.

La valle della miniera San Leone.

NELLA STRADA sterrata e polverosa, poco oltre l’ingresso della miniera, troviamo una stazioncina ferroviaria, dalla quale, nella seconda metà dell’Ottocento, ebbe inizio il viaggio del primo convoglio ferroviario della Sardegna.

LA LOCOMOTIVA era diretta al pontile per l’imbarco del minerale, nella spiaggia di Maramura dove, della sua epopea, i bagnanti poco o nulla sanno.

Un giorno visitò la miniera anche Umberto di Savoia: con altri personaggi invitati da Goüdin.

IL PRINCIPE approfittò dell’occasione per concedersi una battuta di caccia.

Umberto I di Savoia

Il Principe Umberto I di Savoia.

GLI EDIFICI dei minatori, i grandi palazzi in cemento armato che accolsero i macchinari, lo stabile con la scritta “magazzino“, la falegnameria, l’infermeria, sono oggi disabitati, pur presentandosi in buone condizioni strutturali.

Miniera San leone la diga

La diga a Monte della miniera di San Leone.

Sulla loro facciata si notano delle scritte (fortunatamente poche), realizzate con la vernice spray da qualche writers di passaggio.

IL SOFFIO DEL VENTO che smuove le porte e le finestre malridotte fa riaffiorare nella nostra mentre le gesta degli uomini d’altri tempi.

DALLA BOCCA d’una galleria che attraversa il monte Picci, un rivolo d’acqua scivola giù nell’immensa vallata e gorgoglia sui detriti per poi sparire davanti a una chiesetta soffocata, in parte, da un’alluvione.

La stazione ferroviaria della miniera San Leone.

La stazione ferroviaria della miniera San Leone.

Una mucca vi accede barcollando e si accovaccia dinnanzi all’altare imbrattato dal fango.
Ci troviamo in un paradiso verde che potrebbe diventare per davvero una perla dell’archeologia industriale. Tuttavia, per la rinascita di questa miniera in chiave turistico-occupazionale, ci vorrebbe un miracolo. Chissà se San Leone approverà.

Marcello Polastri 

Dalla rivista: Sardegna immaginare, la miniera di San Leone, di Marcello Polastri. Estate 2016. 

APPROFONDIMENTO: San Leone è solo una di tre concessioni minerarie che occupano    270.000 mq di superficie, e contano in totale ben  14.750 Km di gallerie e sale di coltivazione mineraria sotterranee. Non solo: ampi scavi a cielo aperto, discariche di sterile per 3,5 milioni di metri cubi adagiati sulle pareti delle colline.

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