Museo Dorgali

Quelle vergini sacrificate nell’abisso di Dorgali: scopriamo quanto c’è di vero!

Lo chiamano l’abisso delle vergini. Di lui raccontano cose raccapriccianti. Di giovani e indifese fanciulle che sarebbero state gettate al suo interno. Corpi umani “pieni di gioielli” gettati (poi per cosa?) nel cuore nero di una spettacolare grotta, detta “Ispinigoli“, a breve distanza da Dorgali.

Dorgali grotte

L‘Abisso delle Vergini a Dorgali si apre in questa grotta detta “Di Ispinigoli“.

CRUDELTA’, non trovate? Amazzare la gente in un budello sotterraneo. Spingere corpi da fracassare per mezzo di una cruenta caduta nel vuoto, sbattendo… nelle dure e fredde pareti d’una caverna.

E qui ci fermiamo per un attimo a riflettere.

A far propendere per l’ipotesi dei SACRIFICI UMANI nella grotta in questione (che a breve visiteremo), è anche una grande pietra simile ad un altare naturale, tra i piedi di una colonna naturale e la bocca dell’abisso, come a voler rafforzare l’ipotesi che laggiù, una volta uccise, venissero appunto gettate le ragazze.

Venivano immolate sull’altare del dio fallico, rappresentato dall’enorme colonna calcarea” scrisse qualche tempo fa – pur in un contesto di mito e di ipotesi – la rivista La Donna Sarda. Cosa ci sia di vero in tutto ciò non è facile da accertare. Ma neppure impossibile!

Allora cerchiamo di vederci chiaro. E come siamo soliti fare, l’esplorazione è la nostra strada, la luce che squarcia le tenebre, il nostri strumento.

Museo Dorgali

Un cranio riportato in superficie dalle Grotte di San Giovanni Su Anzu, collegate all’aabisso delle Vergini di Ispinigoli.

Al di là dei miti e delle leggende che affascinano, pochi sanno che di vergini sacrificate ad un non meglio precisato Dio del sottosuolo, a Dorgali non ne esistono. Eppure, anche di recente, altri canali di informazione hanno sostenuto l’opposto contrario.

Nel web è stata rilanciata più di una news con la storia delle vergini sacrificate. “E’ vera” hanno commentato i più! Non solo: “una storia avvalorata da alcuni reperti ossei ritrovati“. Addirittura da “scheletri interi“. E via a fare ipotesi, a parlare di un “complotto per insabbiare la storia“.

La realtà è forse più semplice della fantasia.

Scheletro: ricostruzione ideale

Siamo così andati nella Grotta, destinazione Dorgali, per raggiungere l’ABISSO DELLE VERGINI. Una cavità bellissima, resa turistica in modo eccellente (migliaia di vistatori ogni anno). Anzitutto abbiamo scoperto quel che pochi dicono. L’avvio dell’attività turistica nelle grotte nacque, nel 1970, dopo che un signore, Pietro Mula, fece una cosa buona e giusta.

Pietro Mula in una immagine fornitaci dai suoi familiari che a Dorgali, davanti alle grotte, gestiscono un ristorante.

MULA adibì l’ingresso della grotta a ovile per il bestiame quando un giorno, mentre stava portando le pecore al pascolo, venne avvicinato da alcuni speleologi del Gruppo Grotte di Nuoro: desideravano scoprire l’effettivo sviluppo di quella cavità della quale si raccontavano strane cose.

Ad esempio “che gli animali sparivano misteriosamente, come ingoiati dal mistero della terra o da oscure presenze“. Ma anche la convinzione di sentire durante le terse notti estive il lamento delle vergini.

Speleologi subacquei nelle grotte del Bue Marino a Dorgali. Nell’immagine Fabio Sagheddu.

Successive indagini permisero di scoprire l’esistenza di un abisso, poco oltre l’ingresso della cavità e più avanti, di rilevarne il collegamento con il sistema carsico di San Giovanni Su Anzu, esteso quasi 16 km.

LA SCOPERTA avvenne grazie ai grandi esperti della speleologia sarda come padre Antonio Furreddu, Bruno Piredda ed Eraldo Saracco, che perse la vita nel 1956 precipitando nel pozzo che si apre alla base dell’abisso delle vergini. Lo ricorda una lapide.

OGGI, un percorso di 280 gradini ci consente di scendere comodamente, una volta entrati nella cavità carsica, fino ai piedi della colonna calcarea: è una delle più alte d’Europa. Alla sua base c’è lui, l’abisso “delle vergini”. Mette i brividi perché sprofonda per 60 metri.

In questo contesto, a tratti surreale e inquietante mentre le guide del posto raccontano il mito dei sacrifici umani, si ipotizza che la colonna naturale sarebbe stata adorata come “divinità fallica“. Una specie di “palo totemico“. E qui, nei paraggi, qualcosa di importante è stata ritrovata per davvero.

La bellezza dei vaghi di collana in pasta di vetro trovati nella Grotta di Ispinigoli.

UN TESORO, se osservato dal punto di vista del valore incommensurabile degli oggetti. Manufatti di epoca fenicia: parti di collane in pasta vitrea, bracciali di varie fogge, monili e altri gioielli che avvalorerebbe l’ipotesi del rito sacrificale di adolescenti vergini. Considerato il simultaneo ritrovamento di ossa umane (piccoli frammenti).

Abbiamo più indizi, quindi.

IL RITROVAMENTO di reperti archeologici è avvenuto per davvero. E allora perché non andare a scoprire questi reperti? Ci siamo rivolti agli ARCHEOLOGI.

Le ossa mostrateci dagli archeologi di Dorgali, appartenute ad un individuo adulto.

Nel Museo di Dorgali ci accoglie una bella ragazza, presa d’assalto dal viavai di turisti.

Salve, sono visibili i repeti trovati nell’Abisso delle vergini?“.

Certo, seguitemi...”. Nel breve tragitto tra le teche del museo, la giovane si presenta: Maria Grazia Corrias, archeologa. Siamo ad un passo dallo scoprire se sia vero quanto si racconta sulle grotte locali.

Poco più che una suggestiva leggenda e come tale, dura a morire?

Ossa umane trovatre nella grotta di Ispinigoli: denti e molari, falangi, un frammento cranico. Foto: Marcello Polastri

Eccole, le ossa ritrovate nella Grotta, riportate alla luce dagli spelologi ma non in uno scavo archeologico…“. L’affermazione fa intendere che nulla di certo, in effetti, sappiamo sul sesso di questa “gente morta” o sepolta nella grotta.

Le parti di collana risalirebbero “all’età punico-romana”. Così leggiamo nei cartelli esplicativi accanto ai resti ossei: molari, denti, falangi, parti craniche. Si ipotizza di frammenti ossei appartenuti ad un soggetto femminile, ad una donna. Anche se le collane venivano indossate dagli uomini, non solo dalle donne. Ma come possiamo stabilire se fosse vergine?

Continua… Alla prossima puntata.

Marcello Polastri

 

 

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