Sardegna nascosta: tra i fantasmi dei nuraghi sommersi nei laghi

Nuraghe Urasala nel Lago Omodeo, spesso sommerso dall’acqua.

La Sardegna è la terra dei nuraghi, imponenti torri di pietra erette in quella che gli studiosi chiamano preistoria, e sulle cui origini e abbandoni ancora si discute.

La Sardegna è anche l’isola dei nuraghi sommersi. Un esempio?

Nuraghe lago Omodeo

Il nuraghe Urasala, a due passi dal lago.

Nell’OMODEO, dentro al lago artificiale tra i più grandi d’Europa (è il più esteso della Sardegna), troviamo almeno una dozzina di nuraghi.

Si tratta del lago intitolato all’ingegnere progettista della prima diga locale: fu ultimata nel 1924 e sommerse non solo nuraghi ma, si ipotizza, interi villaggi preistorici.

ECCO I NOMI: Urasala (nella foto), Caulada, Iscova, Piscamu nei pressi di Ardauli e tanti altri ancora. 

Uno dei nuraghi che riaffiorano con le “magre” del lago.

Ciò accadde quando venne realizzata l’ultima diga che, intitolata a Eleonora d’Arborea, venne inaugurata nel 1997 creando così un bacino artificiale immenso: comportò l’occultamento, sott’acqua di tanti altri siti archeologici.

Domus de Janas, ad esempio, ma anche Tombe di Giganti. Già in passato, con la costruzione della prima diga, si rese urgente lo “spostamento” di alcune vecchie opere architettoniche, nello specifico più a monte, ad esempio del piccolo centro abitato di Zuri e della locale chiesa medievale di San Pietro che, diversamente, sarebbe andata in rovina in fondo al lago. 

Lago Omodeo

Il lago Omodeo.

La chiesa venne per l’appunto  smontata pezzo dopo pezzo e poi ricostruita a Ghilarza.

Le abitazioni adiacenti la chiesa ed un complesso religioso, finirono invece sott’acqua, così una suggestiva palazzina, detta la villa del Capocentrale e la stessa sorte toccò a resti ben più antichi, ai  manufatti plurimillenari.

Per i nuraghi ad esempio niente da fare: furono condannati all’oblio, dapprima all’incuria del tempo e degli uomini e poi… dell’acqua.

Quell’acqua che aumenta o diminuisce di livello, comportando di tanto in tanto e come in questi giorni, l’emerosione di qualche Torre nuragica.

Nella fotografia di Sardegna a 360 gradi il nuraghe nel territorio di Ardauli: “Su Casteddu ‘e Monte Irau” (da alcune fonti definito “Monte Piscamu”).

Che meraviglia vedere la storia riaffiorare dallo specchio d’acqua dell’Omodeo, che emozione assistere all’emersione di quanto di bello creatono i nostri padri antichi. 

Loro sì, avevano scelto un posticino fertile, accanto al greto di un grande fiume per costruire e abitare, vivendo di caccia e di pesca, accendendo il fuoco per scaldarsi, disboscando il giusto necessario senza mai pensare, forse, che le loro fatiche costruttive sarebbero divenute fantasmi. Già, fantasmi, che nel tempo e nell’acqua scompaiono e riappaiono. Per farci emozionare. 

Marcello Polastri

 

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